Bimbi cercasi disperatamente

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ANCONA 15.1.2019 - Nel 2017 nelle Marche sono nati 10.699 bambini, record minimo storico. Rispetto all'anno precedente sono nati  813 bambini in meno (-7,1%), mentre, nell'ultimo quinquennio sono diminuiti di 1.964 unità (-15,5%). 

E' quanto emerge dai dati forniti dall'ISTAT ed elaborati dall'IRES CGIL. Il calo delle nascite rappresenta un fenomeno nazionale, che peraltro ha assunto un carattere strutturale, ma il trend di denatalità registrato nelle Marche è decisamente più alto sia di quello nazionale (-3,2 nell'ultimo anno e -10,9% nel quinquennio) che di quello delle altre regioni del Centro (-1,0% nell'ultimo anno e -14,0% nel quinquennio).Diminuiscono i figli nati da genitori italiani (-7,3% rispetto al 2016 e -13,6% rispetto al 2013) ma, ormai da diversi anni, diminuiscono soprattutto i nati da almeno un genitore straniero (-6,1% e -24,9%); questi ultimi costituiscono l'8,9% dei bambini nati nelle Marche: valore in linea con la percentuale di cittadini stranieri residenti nelle Marche che si mantiene sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni.

Prosegue anche la tendenza alla diminuzione della fecondità: nel 2017 il numero medio di figli per donna nelle Marche scende a 1,25 (1,32 nel 2016), peraltro, inferiore sia alla media nazionale (1,32 a livello nazionale e 1,27 nelle regioni del Centro). Valori particolarmente preoccupanti se si considera che una popolazione, senza movimenti migratori, per rimanere costante nel tempo dovrebbe avere mediamente 2,2 figli per coppia.

Secondo Daniela Barbaresi, segretaria generale della CGIL Marche, “questi dati evidenziano la necessità di affrontare il tema della denatalità nel nostro Paese e nella nostra regione con decise politiche per la maternità e paternità, e soprattutto garantendo adeguate prospettive di lavoro e reddito; lavoro stabile e retribuzioni adeguate che possano consentire soprattutto ai più giovani di formare una famiglia e decidere di avere dei figli. Politiche di sostegno alla natalità, concrete e incisive, a partire dalla garanzia di un'adeguata rete di servizi per l'infanzia, ben diverse dalle politiche dei bonus mamme o bonus bebè erogati finora che si sono rivelate inefficaci e sbagliate”.“Da questo punto di vista anche la scelta del Governo di cancellare l'obbligo di astensione dal lavoro delle lavoratrici prima del parto va nella direzione sbagliata perché non si tutela ne la salute delle lavoratrici ne quella del nascituro, oltre a minare la libertà delle donne, soprattutto quelle più precarie e meno tutelate”.

 

 

Elena Pompei - www.laprovinciamarche.it

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