Chiusura o rilancio, in gioco il futuro del Consind ma anche quello dei suoi dipendenti e del territorio

consindASCOLI 10/2/2011 - Mentre Regione ed enti consorziati litigano sul suo futuro, i 17 dipendenti del Consind rischiano di restare senza stipendio e il territorio senza un ente che pronuove lo sviluppo del territorio stesso

Sul maxidebito e sul futuro del Piceno Consind è in atto ormai da tempo tra la Regione Marche e gli altri enti consorziati (Provincia, Comuni del Piceno, Camera di Commercio, Comunità Montane) una dura e interminabile disputa, con un’imbarazzante tentativo da parte di tutti gli enti coinvolti di scaricare le proprie responsabilità e un confronto (in realtà neppure troppo serrato) tra chi sostiene che l’ente vada chiuso e chi invece chiede di ridisegnarne i compiti e la mission. Il problema, però, è che questa disputa, che difficilmente avrà una rapida soluzione, si sta giocando sulla pelle dei 17 dipendenti del Consind, che già a gennaio hanno rischiato di non prendere lo stipendio, ma anche su quella di un territorio già dilaniato dalla crisi e che di tutto avrebbe bisogno meno che di un ente pubblico, che almeno nelle intenzioni originarie doveva promuovere lo sviluppo del territorio stesso, fermo da mesi in una situazione di inaccettabile empasse.

Alla fine i 17 dipendenti del Consind, seppure con un certo ritardo, grazie ad un intervento economico dell’ente stesso hanno ricevuto lo stipendio di gennaio. Ma è chiaro che, perdurando questa situazione di incertezza, il problema si riproporrà già a febbraio e nei mesi successivi per quei 17 dipendenti (e per le rispettive famiglie) che, è giusto sottolinearlo, non hanno alcuna responsabilità nella situazione debitoria dell’ente e che anche in questo momento di incertezza continuano a svolgere regolarmente il proprio lavoro. Paradossalmente per loro forse sarebbe quasi meglio se si decidesse la chiusura del Consind (che può avvenire solo attraverso una legge regionale) perché in quel caso di certo ci si preoccuperebbe di ricollocarli o comunque di garantire loro un futuro. Invece perdurando questa situazione di stallo, il loro futuro è a dir poco incerto e il rischio concreto è che ogni mese ricevere regolarmente lo stipendio sarà un “miracolo”.

Discorso per certi versi un po’ differente per quanto riguardo gli interessi del territorio piceno che, invece, avrebbe solo da perdere dalla chiusura dell’ente, nonostante questa sia la soluzione caldeggiata da diversi amministratori e politici locali. Il Consind, infatti, almeno sulla carta è un ente che con la sua attività dovrebbe promuovere lo sviluppo del territorio. E se, come sostengono i fautori della chiusura, in questi anni il Consind non ha adeguatamente adempiuto al proprio compito bisognerebbe chiedersi il perché questo è accaduto e cercare di trovare le soluzioni perché ciò accada in futuro, invece di risolvere tutto con la sua soppressione. Che, tra l’altro, probabilmente farebbe piacere e farebbe comodo a qualcuno ma che indiscutibilmente finirebbe per penalizzare ulteriormente un territorio già in grave difficoltà. Per comprendere meglio questo discorso basta pensare a quella che è la principale funzione del Consind, cioè l’assegnazione dei terreni alle aziende. Assegnazione che l’ente (che se non ha disposizione terreni può ricorrere all’esproprio) effettua non solamente sulla base del prezzo migliore ma anche e soprattutto sulla base dell’insediamento che si vuole proporre, valutando anche le ricadute occupazionali per il territorio. Ed è evidente che, in assenza di un ente come il Consind, il privato che vende l’area all’imprenditore o all’azienda interessata lo farò esclusivamente sulla base del prezzo, senza preoccuparsi di eventuali ricadute occupazionali. E’ quello che sta accadendo, ad esempio, in altre zone dove non esiste un ente come il Consind e dove diversi imprenditori ed aziende hanno ottenuto aree, pagando ai proprietari prezzi più elevati di quelli di mercato, per installare pannelli fotovoltaici che non comportano spese ulteriori e hanno un’elevata produttività per chi li installa ma, ovviamente, non producono certo posti di lavoro. Non bisogna, poi, dimenticare che il Consind stesso in questi anni ha effettuato interventi e realizzato opere pubbliche, non strettamente di propria competenza, ma di grande utilità per la comunità.

Parliamo, ad esempio, degli interventi e delle opere per la realizzazione dell’acquedotto che serve diverse zone di Ascoli (Borgo Solestà, Monticelli), di alcuni sottopassi nelle zone di Monsampolo e Monteprandone. Certo è innegabile che resta il problema, non secondario, della grave situazione debitoria, oltre 30 milioni di euro di cui circa 14 con la Piceno Depur per la gestione della depurazione. Debiti che, nel caso si decidesse di chiudere l’ente, sarebbero a carico degli enti soci. E, pur considerando che tra i crediti vantati e il patrimonio posseduto dall’ente alla fine la massa debitoria reale si aggirerà intorno ai 12-13 milioni di euro, per i Comuni già alle prese con i tagli di governo e Regione si tratterebbe di una vera e propria “mazzata”. E forse è per questo che l’attuale situazione di stallo non dispiace a diversi Comuni, alcuni dei quali (Ascoli e Grottammare) non hanno ancora ratificato le nomine dei propri rappresentanti per l’assemblea consortile dell’ente. Che così continua a rimanere sospeso tra l’ipotesi (in realtà piuttosto vaga) di un suo rilancio e quella di una sua definitiva chiusura.

Francesco Di Silvestre - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
 
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