Le Marche all'avanguardia nella prevenzione dell'infarto

ANCONA 28.2.2012 - Presentata l'importante scoperta scientifica del gruppo di ricercatori dell'Unità Operativa di Cardiologia dell'Inrca e del Dipartimento di Medicina Molecolare dell'Università Politecnica delle Marche

L’infarto miocardico acuto rappresenta la prima causa di morte in Italia e nei Paesi più industrializzati. Essendo una malattia età-correlata è particolarmente presente nelle fasce di popolazione più anziana. Poiché l’efficacia della terapia è legata alla precocità dei tempi d’intervento è necessario disporre di strumenti diagnostici molto sensibili e specifici che consentano di individuare quanto prima i pazienti affetti da questa grave malattia.

Un problema clinicamente rilevante è rappresentato dal fatto che i pazienti anziani affetti da infarto acuto del miocardio presentano solitamente sintomi atipici e un tracciato elettrocardiografico che non consente di arrivare ad una diagnosi certa in tempi rapidi. Il marcatore (vale a dire la “sentinella” che ci segnala l’infarto) d’elezione, la troponina cardiaca T, non è sempre un valido supporto diagnostico nei pazienti anziani. Sfortunatamente infatti, anche patologie diverse dall’ischemia cardiaca, come lo scompenso cardiaco acuto, possono determinare elevazioni della troponina T.

I microRNA sono piccole molecole di RNA (l’acido ribonucleico) prodotte da tutte le cellule - comprese quelle del cuore - che possono essere rilasciate nel sangue. I microRNA presenti in circolo nel plasma sono stati recentemente individuati come nuovi marcatori d’infarto, ma il loro potenziale diagnostico non era fino ad oggi stato stimato in pazienti anziani affetti da infarto del miocardio acuto, la forma più diffusa in questa fascia della popolazione.

Per eseguire questo studio, realizzato da un gruppo multidisciplinare composto da ricercatori dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Inrca e del Dipartimento di Patologia Molecolare e Terapie Innovative dell’Università Politecnica delle Marche, sono stati “arruolati” al momento della presentazione al Punto di Primo Intervento dell’INRCA di Ancona, 92 pazienti affetti  da infarto acuto del miocardio con un’età media di  82,6 anni (per il 74% dei casi complicati da scompenso cardiaco) e 81 pazienti affetti da scompenso miocardio acuto senza concomitante insufficienza cardiaca, con un’età media di 81,3 anni. Sono stati infine arruolati anche 99 soggetti sani di età comparabile ai primi. In tutti i soggetti sono stati misurati i livelli plasmatici di diverse tipologie di microRNA, in particolare di quelle chiamate miR-1, miR-21, miR-133a, miR-208a, miR-423-5p e miR-499-5p.

I microRNA chiamati miR-1, miR-21 miR-133a e miR-423-5p hanno mostrato un aumento dalle  3 alle 10 volte negli infartuati rispetto ai controlli in soggetti sani, mentre il microRNA denominato mir-499-5p ha addirittura mostrato un aumento di circa 80 volte rispetto ai controlli nei soggetti sani. I microRNA denominati miR-499-5p e miR-21 hanno mostrato un significativo aumento nei pazienti affetti da infarto del miocardio acuto anche rispetto ai pazienti affetti da scompenso cardiaco acuto.

Il risultato più interessante ha comunque riguardato il tipo miR-499-5p. Questa molecola circolante ha mostrato performance diagnostiche migliori rispetto a quelle della troponina cardiaca T, considerato ad oggi il marcatore circolante d’elezione per la diagnosi di infarto. L’accuratezza diagnostica della molecola miR-499-5p è risultata addirittura superiore a quella della troponina nel differenziare infarto del miocardio da scompenso cardiaco acuto che mostravano al momento della presentazione al pronto soccorso un modesto aumento di troponina, tale da non permettere una rapida diagnosi e lasciare così in dubbio per diverse ore la scelta terapeutica.

Il microRNA circolante miR-499-5p si è dimostrato dunque un bio-marcatore sensibile di infarto del miocardio acuto negli anziani con un’accuratezza diagnostica addirittura superiore a quella del marker circolante d’elezione, la troponina cardiaca T, in quel gruppo di pazienti che al momento della presentazione al pronto soccorso mostravano elevazioni di troponina tali da rendere la diagnosi difficoltosa e di conseguenza incerta la scelta terapeutica. Ricordiamo che proprio la rapidità della scelta terapeutica ha, soprattutto in questi casi, notevoli ripercussioni sulle probabilità di sopravvivenza all’evento infartuale acuto. Lo studio, che è stata già brevettato, è stato presentato alla comunità scientifica internazionale  lo scorso novembre nel corso del congresso dell’American Heart Association ed ha ottenuto la pubblicazione su una delle più prestigiose riviste mediche di settore, l’International Journal of Cardiology.

Elena Pompei  - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
 
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