Grano creso, sensibilità al glutine e celachia: esiste una correlazione?

Dott.ssa_Valentina_ParisaniLa biologa nutrizionista dott. Valentina Parisani spiega la correlazione tra il consumo giornaliero di grano creso e l'aumento dei casi di celachia

 

 

In pochi sono a conoscenza del fatto che la maggior parte della produzione mondiale di frumento (grano) riguarda la tipologia di grano detta “creso”. La pasta che mangiamo ogni giorno proviene da una varietà di grano duro, il creso, ottenuto presso i laboratori del Centro della Casaccia di Roma (il più grande complesso dell’Enea) nel 1974. Il creso e' stato ottenuto da un incrocio tra una varietà messicana e una italiana, la Cappelli, la quale e' stata precedentemente sottoposta a bombardamento con raggi X. A causa del largo utilizzo dei fertilizzanti chimici, infatti, i fusti delle piante si sono progressivamente indeboliti  fino ad arrivare ad “allettarsi ”cioè a piegarsi a terra per azione del vento o della pioggia anche in caso di  perturbazione meteorologica di modesta intensità. Per rimediare al grave problema dell’allettamento, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso la modificazione genetica.  Questa varietà di frumento ha  inoltre dimostrato una buona resistenza alle malattie e una risposta produttiva elevata, quasi doppia rispetto ad altre varietà. Ma questo grano e le varianti che ne sono derivate negli anni sono state sospettate di essere la causa dell’aumento del numero di casi di celiachia in ragione del suo contenuto di glutine più elevato del normale. E questo sarebbe un fattore di rischio per l’insorgenza del morbo celiaco. Nessuno ha ancora trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia sia aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme purtroppo non accenna a spegnersi. «Mentre qualche decennio fa l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone - spiega Adriano Pucci, presidente dell'Associazione Italiana Celiachia - siamo dunque nell'ordine, in Italia, di circa 400 mila malati”. In molti sostengono che l'aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Ma davvero il consumo giornaliero di creso può avere influenzato l'organismo di chi lo ha ingerito? Lo abbiamo chiesto ad  un'esperta del settore, la dott. Valentina Parisani  Biologa  Nutrizionista, dottore di ricerca in Obesità e Patologie Correlate, con studio a Pagliare  del Tr. (AP) “Non si sa e sembra che nessuno voglia scoprirlo. Appare fondata l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina  dalla quale per digestione si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia. Secondo il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano è evidente la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine. E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare”. Ma allora cosa si può fare?L’unica cosa che possiamo fare, tranne nei casi di celiachia vera, è ricominciare ad utilizzare le varietà antiche di grano quali ad esempio il grano “ Senatore Cappelli “, il “Saragolla” ,il “Gentil Rosso 48” tutte queste varietà sono caratterizzate da un basso tenore di glutine. Bisogna distinguere tra la celiachia vera e propria e l’intolleranza al frumento o la sensibilità al glutine. La prima richiede l’astensione totale dal glutine, mentre la seconda potrebbe essere una intolleranza reversibile dovuta ad un sovraccarico, ad un accumulo, che può essere risolta se ci si arma di pazienza e se si è costantemente seguiti da un Nutrizionista e/o Medico esperto nel settore che attraverso una dieta di rotazione concepita come una sorta di “svezzamento” permetterà all’intollerante di recuperare la capacità di mangiare cereali con glutine. I risultati che si ottengono sono sorprendenti. L'informazione che la pasta che compriamo e' fatta di grano duro Creso non e' scritta su nessuna confezione, che il consumatore sia informato e' diritto inalienabile, e, proprio perche' tale, dovrebbe coinvolgere tutti i prodotti che hanno visto modificare la propria originaria struttura genetica (DNA)”.

 

Dott. Valentina Parisani - biologo nutrizionista dottore in obesità e patologie correlate - 329/5812953 - Centro medico S. Andrea (0736/892626) Pagliare del Tronto - Porto San Giorgio (333/6435906)

 
 
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