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Marche, "scuole a rischio", l'allarme di Legambiente
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Un’edilizia scolastica vecchia, ancora bisognosa di interventi di manutenzione e ammodernamento. Questo emerge dal XVIII Rapporto Ecosistema Scuola, l’indagine annuale di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica presentato nei giorni scorsi a Roma nel corso del forum “Scuola Innova”, organizzato dall’associazione ambientalista insieme a Kyoto Club e Editoriale La Nuova Ecologia.

Il Rapporto fa il punto sulla sicurezza degli edifici scolastici italiani e punta il dito contro le mancate promesse dell’anagrafe scolastica - fondamentale per pianificare risorse ed interventi - che risulta ancora incompleta e imprecisa, incapace di dare informazioni utili per una messa in sicurezza degli edifici che ospitano ogni giorno studenti e personale scolastico, nonostante un territorio fragile e la mancanza di manutenzione diffusa.

In sintesi, oltre il 41% degli edifici scolastici (pari a 15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti; il 43% di questi risale a prima del 1976, e cioè a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica; solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica. In quattro anni finanziati 992 progetti tra interventi per adeguamento sismico e nuovi edifici, di cui solo 532, pari al 3,5% del totale, in aree a rischio elevato. Di questo passo occorreranno altri 113 anni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese.

Tre i capoluoghi marchigiani che compaiono nell'indagine, Ancona, Pesaro e Macerata, mentre rimangono escluse Ascoli Piceno e Fermo, rispettivamente per incompletezza di dati e per mancata risposta.

Non è certo un quadro roseo, infatti, quello delineato da Legambiente nelle tre province marchigiane: il 47,2% di edifici risulta costruito ante normativa antisismica del ’74, contro una media nazionale del 63,6%. Nessuno risulta edificato secondo i criteri della bioedilizia, solo l’1,4% con criteri antisismici e su uno scarso 14,3% è stata eseguita la verifica di vulnerabilità sismica, nonostante il territorio delle Marche sia stato fortemente colpito dal terremoto del 2016.

Riguardo la manutenzione, le tre amministrazioni comunicano che, ad oggi, il 16,8% degli edifici necessita di interventi urgenti. Negli ultimi cinque anni, infatti, si è intervenuti con la manutenzione straordinaria sul 52% degli edifici, dato in miglioramento rispetto a quello del 2015, ma che non tiene conto dell’emergenza edilizia scolastica dei comuni del cratere. La spesa per la manutenzione straordinaria nel 2016, però, è stata solo di circa 4mila euro a edificio, contro gli oltre 16mila della media nazionale.

Nel dossier presentato oggi non mancano, però, alcune esperienze positive: risultano buoni, infatti, i dati sulle certificazioni per quanto riguarda il collaudo statico, il certificato di prevenzione incendi, gli impianti elettrici a norma e i requisiti di accessibilità, tutti sopra la media. Tuttavia il certificato di agibilità risulta posseduto, ad oggi, da meno di un terzo delle scuole (30%), mentre la certificazione igienico-sanitaria dal 67,2%.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, il 66,7% delle scuole marchigiane beneficia del solare fotovoltaico e il 46,7% del solare termico. In generale, però, il dato sulle rinnovabili è sei punti sotto la media nazionale, con il 12% di edifici che presentano impianti, mentre un cambio di rotta in questa direzione permetterebbe di alleggerire i costi a carico delle amministrazioni.

Sono assenti i monitoraggi ambientali per quanto riguarda la presenza di radon, quelli svolti per l’amianto, invece, non hanno rilevato la presenza di casi certificati o sospetti. Risultano mancanti, infine, anche i monitoraggi relativi all’elettromagnetismo, sia per  le basse che per le alte frequenze.

“Questi dati - commenta Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche - ci ricordano quanto sia urgente lavorare per la messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, a partire dalle scuole che possono diventare un grande cantiere di innovazione diffusa. Innovazione che ci auguriamo sia al centro e rappresenti la base della ricostruzione delle nuove scuole nell'area colpita dal terremoto, perché siamo convinti che questi luoghi  costituiscano le fondamenta nella costruzione della comunità dell'Appennino.”

 
 
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