Cacciatori esonerati da ogni responsabilità per incidenti durante la caccia al cinghiale
cinghiali
ANCONA 18.3.2018 - Pochi giorni prima delle recenti elezioni politiche, con Delibera n. 157/2018, la Giunta Regionale delle Marche ha approvato all’unanimità una modifica dell’art. 7 del Regolamento regionale n. 3 del 23 marzo 2012, che disciplina la gestione degli ungulati sul territorio marchigiano.
La Giunta Ceriscioli, in sostanza - sostiene la “Lega per l’Abolizione della Caccia” - ha ossequiato alle richieste degli A.T.C. (Ambiti Territoriali di Caccia), che chiedevano di essere esonerati da qualsiasi responsabilità civile e penale e quindi al risarcimento dei danni verso terzi, per eventuali incidenti di caccia conseguenti alle battute di caccia al cinghiale nelle aree “C”, che sono quelle a ridosso delle periferie dei centri abitati. In proposito alla pericolosità di esercitare braccate di caccia in queste aree, comprendenti anche le periferie delle nostre cittadine e paesi, come LAC Marche ci eravamo espressi tempo fa con un comunicato stampa, in cui chiedevamo proprio alla Giunta regionale di vietare la caccia in queste zone, specialmente di quella al cinghiale, che notoriamente è la forma di caccia più pericolosa. Lo dimostra il bollettino di guerra della stagione di caccia da poco conclusasi e che ha causato 34 morti ed oltre cento feriti, dei quali 10 morti e 24 feriti tra persone che con la caccia non c’entravano nulla, ma che hanno avuto solo la sfortuna di abitare o di trovarsi nel bel mezzo di una battuta di caccia! E questo tragico bilancio - ribadisce la LAC - si ripete purtroppo ad ogni stagione venatoria e anno dopo anno è sempre più grave in fatto di morti e feriti. Per tutta risposta, la Giunta Ceriscioli, invece di vietare totalmente la caccia nelle aree “C”, ovvero a ridosso delle case e quindi tutelare la pubblica incolumità dei cittadini, che dovrebbe essere suo compito primario in un Paese che si definisca “civile”, ha pensato bene di cancellare dal suddetto Regolamento la parola “sicurezza”, scagionando di fatto gli Ambiti Territoriali di Caccia da qualsiasi responsabilità, civile e penale verso terzi, in caso di eventuali e come si è visto molto probabili, incidenti di caccia durante le braccate al cinghiale! Un comportamento quello dei politici e amministratori regionali a dir poco irresponsabile e di completo asservimento nei confronti delle associazioni venatorie, alle quali, da un lato ha delegato la completa gestione del territorio agro-silvo-pastorale e della fauna selvatica che in esso vive e dall’altro le preserva da ogni tipo di responsabilità civile e penale per eventuali incidenti verso terzi che, per un’attività pericolosa come la caccia, in cui si fa uso di armi micidiali come le carabine, con una gittata di svariati chilometri, sono evidentemente all’ordine del giorno! Noi della LAC, invece, saremo sempre dalla parte dei cittadini innocenti e dei proprietari terrieri, costretti a subire i danni morali e materiali a causa dell’invadenza e della protervia di un’attività violenta e pericolosa come la caccia! Invitiamo quindi i proprietari di abitazioni, nei cui paraggi si dovessero svolgere battute di caccia al cinghiale, - ricorda la LAC - di richiedere all’A.T.C. di competenza i nomi dei caposquadra e dei vice delle squadre di cacciatori che esercitano in quella zona e di diffidarli alle autorità competenti al rispetto della gittata e mezzo dei loro fucili della distanza dalle abitazioni, come previsto dalla legge vigente. Come LAC metteremo gratuitamente a loro disposizione anche i nostri legali di fiducia”.

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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