Ricostruzione al palo, varato "patto" da due miliardi e 10 mila nuovi posti di lavoro

Macerie_terremoto

 

ANCONA 14.12.2018 - Sono trascorsi più di due anni dalle tremendo terremoto che ha devastato le Marche, ma la ricostruzione è ancora ferma. E sono ancora tante, troppe le famiglie che non possono rientrare nelle proprie case. Così come le attività ancora in ginocchio o che hanno dovuto chiudere i battenti. Una situazione paradossale se si pensa a quante promesse e rassicurazioni sono uscite dalla bocca di politici di ogni colore in questi due anni. 

 Di fronte a questa paralisi operativa la Regione Marche ha varato qualche giorno fa il “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo delle Marche”. Un patto firmato anche dai rappresentanti istituzionali, sociali, economici e accademici coinvolti che prevede investimenti per due miliardi di euro e una ricaduta occupazionale di 9.500 unità lavorative. Le risorse, orientate secondo le finalità del Patto, sono quelle nazionali ed europee destinate alla ricostruzione, quelle della nuova programmazione europea 2021-2027, quelle nazionali aggiuntive.L'obiettivo è ambizioso, se non velleitario visto lo scenario apocalittico delle zone più colpite dal sisma: contrastare il rischio di impoverimento socio-demografico ed economico delle aree terremotate, valorizzando le risorse disponibili e promuovendo investimenti. 

Fiducioso, invece, il presidente della Regione Marche Ceriscioli: “La cosa più importante - ha dichiarato alla firma - è che il Patto è stato sottoscritto da tutte le categorie economiche, dall'Università e dalla Conferenza episcopale marchigiana. Una sottoscrizione e una condivisione ampia da parte di tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno lavorato durante il terremoto e, più in generale, per la crescita della comunità marchigiana. È un patto che coniuga sviluppo e ricostruzione perché sono due percorsi inscindibili: non si può ricostruire se non si creano le premesse di una crescita economica e di sviluppo. Prevede un pacchetto di progetti che mira a rilanciare quella parte il territorio regionale duramente colpita dal terremoto che, in termini di sviluppo, ha bisogno di leve necessarie per poter ripartire. Il Patto dovrebbe essere utile anche per sottoscrivere un accordo con il Governo come stato già fatto a L'Aquila e nell'Emilia che prevede di destinare una parte dei fondi assegnati per la ricostruzione al tema dello sviluppo, come nuove infrastrutture, sgravi fiscali e zone franche, incentivi alle imprese che vogliono crescere e investire ed a settori strategici come turismo e cultura per il rilancio del territorio. Tutte attività che si possono ricondurre a un accordo quadro con risorse statali aggiuntive che vanno a integrare quelle europee già destinate a queste finalità. Favorisce anche un passaggio a livello comunitario per avere le necessarie autorizzazioni, perché per dare un contributo a un'impresa occorre un'approvazione europea, in quanto si parla di un rilancio del territorio e non di concorrenza sleale”.

I settori operativi individuati sarebbero otto: servizi sociali e sanitari, competitività e innovazione, green economy, sicurezza del territorio, valorizzazione del patrimonio (ambientale, storico, culturale), mobilità, ricerca e nuove competenze, riduzione del divario digitale. Per quanto riguarda l'area interessata è quella più colpita dal sisma del 2016, cioè quella cosiddetta del cratere. 

Si tratta di un'area che si estende per circa 4 mila chilometri quadrati, circa il 40% del territorio regionale, e include 87 comuni, per una popolazione complessiva di 313 mila abitanti. Due comuni appartengono alla provincia di Ancona (35 mila abitanti), 46 a quella di Macerata (184 mila), 17 a Fermo (26 mila), 22 ad Ascoli Piceno (103 mila abitanti). L'area del cratere è meno densamente popolata (88 abitanti per kmq), con un'età media della popolazione superiore per la maggiore presenza di anziani. 

Coincide, in gran parte, con le aree interne dell'Appennino, già scarsamente attrattive per la carenza dei servizi essenziali e delle opportunità occupazionali.Il rischio concreto è che anche questa volta la burocrazia blocchi un'iniziativa che, sulla carta, potrebbe portare benefici in zone dove, a distanza di due anni, lo scenario è rimasto uguale a quello catastrofico delle ore successive al terremoto.

 

 

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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