Le Marche presenti tra i primi 10 “Luoghi del Cuore” nel censimento Fai 2019

S._Michele_Arcangelo_Lamoli

 

7.2.2019 - Nel 2003, in occasione della prima edizione dell’iniziativa, i voti raccolti furono 24.200; oggi, a distanza di sedici anni e con oltre il 9.100 % di voti in più, il censimento del FAI è diventato uno degli strumenti di coesione sociale più sorprendenti del nostro Paese. Un rito collettivo in grado di convogliare le speranze, l’impegno e la voglia di riscatto di tanti singoli cittadini e comunità intorno a piccole e grandi bellezze d’Italia da salvare perché in pericolo o fortemente compromesse, da proteggere perché in degrado o semplicemente da far conoscere perché poco note ai più. Quello che ne emerge è una preziosa mappatura spontanea di luoghi tanto diversi tra loro quanto amati, fatta di paesaggi e di palazzi storici, di chiese e di fiumi, di castelli e di borghi, di ville e di botteghe storiche, di giardini e di sentieri, che rende “visibile” il sentimento profondo che lega le persone ai territori dove vivono o dove hanno vissuto esperienze importanti della loro vita. Territori molto spesso pesantemente feriti o in attesa di rilancio, per i quali essere inseriti tra “I Luoghi del Cuore” rappresenta a volte l’unica possibilità di un futuro migliore.

Gli oltre due milioni e duecentomila voti pervenuti alla Fondazione nel 2018 - il 41,6% in più rispetto alla precedente edizione - sono lo specchio dell’aumento della sensibilità verso l’iniziativa da parte degli italiani, sempre più consapevoli dei meccanismi virtuosi che ne possono scaturire. Partecipare al censimento non è solo un gesto simbolico ma permette di dare piena attuazione al principio di sussidiarietà, regolato dall’articolo 118 della Costituzione Italiana. Il voto del singolo infatti, se sommato a quello di altre migliaia di persone, si tramuta in un’azione di grandissimo impatto sociale e, in alcuni casi, in concreti interventi di recupero e valorizzazione: da quando esiste “I Luoghi del Cuore” infatti il FAI, grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo, ha promosso e sostenuto ben 92 progetti a favore di luoghi d’arte e natura in 17 regioni, cui si sommano i tanti interventi resi possibili grazie all’interessamento di Istituzioni e privati a seguito della visibilità offerta dal censimento.

I luoghi più votati nelle Marche, (tra quelli che hanno ottenuto almeno 2.000 voti), sono: all’8° posto l’Abbazia di San Michele Arcangelo, Lamoli di Borgo Pace (PU) con 24.742 voti; al 72° posto a pari merito la Chiesa di San Liberato, Montegiorgio (FM) e l’Oratorio dei Beati Becchetti - L’Albero della vita, Fabriano (AN) entrambi con 5.598 voti; al 91° la Chiesa di Sant’Angelo Magno, Ascoli Piceno con 4.724 voti e infine al 135° posto l’Acquedotto pontificio di Loreto, Recanati (MC) con 3.404 voti.

L’Abbazia di San Michele Arcangelo a Lamoli di Borgo Pace (PU), (nella foto) piccolo comune di 600 abitanti, si trova alle pendici dell’Appennino umbro-marchigiano, presso il crinale di confine tra Marche, Umbria e Toscana, in un’area selvaggia e incontaminata. I monaci benedettini la fecero costruire tra il IX e il X secolo, anche se oggi l’abbazia appare nella sua veste duecentesca. Di imponenti dimensioni, il complesso comprende il monastero, la foresteria e la chiesa, che conserva un ciclo di affreschi databile al XV secolo oltre a una piccola raccolta di arte sacra e manoscritti esposta nella cripta. Proprietà della Curia, l’abbazia è accessibile e ben conservata, ma un’abbondante nevicata nel 2012 ne ha indebolito la copertura. Far conoscere questo luogo, valorizzarlo e restaurarne il tetto è lo scopo che, sin dalla scorsa edizione, ha mosso il comitato “per la valorizzazione dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo” a segnalare il bene al censimento.

La Chiesa di San Liberato, Montegiorgio (FM) alla sommità di un’altura, tra Monte Vidon Corrado, Montegiorgio e Montappone, nella zona che viene oggi denominata ufficialmente San Liberato - ma conosciuta dalla gente del luogo come “Lu munticillu”, il piccolo monte - sorge l’omonima chiesa di San Liberato, da cui si gode di una splendida vista a 360° sulle Marche centro meridionali. Come si può constatare da una deliberazione del Consiglio Comunale di Montegiorgio del 1852, il piccolo edificio in cotto risalirebbe al XIV – XV sec. A navata unica, nella parete verso l'abside si trova un affresco alquanto malconcio, recante la data 1549, attribuito a Orfeo Presutti, che raffigura due Santi: a sinistra San Liberato in paramento vescovile e a destra San Vito, con la palma del martirio. Immersa nella natura e nel silenzio diventò fonte di ispirazione per il celebre artista Osvaldo Licini – tra le personalità più originali del panorama artistico italiano della prima metà del XX secolo - che si recava spesso sul colle a meditare e concepire i suoi quadri. La chiesa, accessibile, vige in uno stato di semiabbandono e necessita di interventi di restauro.

L’Oratorio dei Beati Becchetti - L’Albero della vita, Fabriano (AN), sorto alla fine del secolo XIV per volontà di due frati agostiniani dopo un viaggio in Terrasanta, fu dedicato al Santo Sepolcro per offrire, a chi vi avesse pregato, l’illusione di trovarsi nei luoghi della Passione di Cristo. All'interno si trovano cinque altari: il primo, con dodici scalini, è dedicato al Crocifisso ed è chiamato Monte Calvario, e ai suoi lati trovano posto due cappelline rappresentanti una il Sepolcro e l'altra la tomba della Vergine. Il secondo altare ricorda l'incontro della Vergine con Gesù durante la via crucis ed è chiamato Valle di Giosafat; il terzo è dedicato alla Madonna del Pianto e ricorda le lacrime versate al momento della deposizione; il quarto è consacrato alla Madonna delle Grazie. Nel quinto altare, aggiunto in seguito, furono sepolti nel 1565 i due beati. L’oratorio contiene l'Albero della Vita, un affresco tardo gotico di Lorenzo Salimbeni, oggi in pessime condizioni a causa dell’umidità; anche l’oratorio necessita di un intervento urgente. L’area è di proprietà della Asur (Azienda sanitaria unica regionale). Il comune è sensibilizzato sulle necessità del luogo e anche attraverso la raccolta voti al censimento ci si augura di poter presto intervenire.

La Chiesa di Sant’Angelo Magno, Ascoli Piceno, probabilmente edificata sui resti di un precedente tempio romano a cui apparterrebbero le due colonne in granito greco con capitelli corinzi tuttora in sito è immersa nel centro storico di Ascoli, nell’antico quartiere della Piazzarola. La facciata, realizzata nel 1292 in stile romanico, risulta austera ed essenziale, ingentilita dall’elegante rosone a colonnine gotiche. Il chiostro a pilastri poligonali, già inglobato nell’edifico del vecchio ospedale e oggi parzialmente restaurato, risale al sec. XV e venne eretto a opera dei monaci olivetani, i quali modificarono l’assetto medievale della chiesa fino alle più tarde espressioni barocche, con le decorazioni parietali a opera di Tommaso Nardini, gli altari in legno scolpito e dorato, arricchiti da tele realizzate dagli artisti Carlo Maratti, Giuseppe Ghezzi e Giacinto Brandi. Al centro del presbiterio s’innalza il baldacchino con cupola sorretto da quattro colonne in gesso con capitelli e basi in terracotta, eseguiti nel 1830 dall’ascolano Emidio Paci. Il sottotetto del presbiterio nasconde affreschi raffiguranti otto maestose figure di Profeti, che rappresentano uno degli esempi più antichi della pittura ascolana medievale. La chiesa, danneggiata e chiusa a seguito del terremoto, ha bisogno di un ingente intervento e proprio per sensibilizzare le istituzioni su questa necessità un cospicuo gruppo di cittadini ha votato la Chiesa di Sant’Angelo Magno come Luogo del Cuore.

L'acquedotto Pontificio di Loreto è una straordinaria struttura idraulica tardo-rinascimentale costruita nel 1620 per volere del pontefice Sisto V nell’ottica di un’espansione della città di Loreto. La sua particolare architettura è principalmente sotterranea per oltre sei chilometri e segue la tradizione costruttiva degli antichi romani. Il progetto fu realizzato dagli architetti di origine ticinese Giovanni Fontana e Carlo Maderno e comprendeva un tratto in superficie dove la condotta era sollevata da una teoria di arcate lunga 400 metri nella valle che separa i territori di Recanati e Loreto. Si tratta dell'unico acquedotto antico rimasto nelle Marche con le arcate ancora integre. Tra il 1892 e il 1896 l`ingegnere torinese Eugenio Vaccarino progettò opere di ristrutturazione della sorgente e del complesso di arrivo, oltre a una nuova cisterna sul Monte Reale, a fianco di quella costruita a inizio secolo. Intorno al 1930 l`acquedotto venne sostituito da un impianto moderno, prelevando l'acqua direttamente dal fiume Potenza. Le due cisterne gemelle costruite nell'Ottocento e parte delle gallerie seicentesche per la distribuzione nel centro urbano furono comunque riutilizzate. Di proprietà comunale, versa da tempo in stato di totale degrado, a causa della vegetazione parassitaria che l’assedia e di deleteri usi impropri.

Parco archeologico di Forum Sempronii, Fossombrone (PU), Forum Sempronii venne fondata probabilmente da Caio Sempronio Gracco in seguito alla legge agraria del 133 a. C. su un ampio terrazzo fluviale nel tratto terminale del Metauro e in connessione con la via Flaminia. Sviluppatasi grazie alla presenza della via consolare, la città raggiunse tra II e I sec. a. C. la sua massima estensione, con 25 ettari circa di area urbanizzata circondata da mura difensive. Gli scavi regolari dell’Università di Urbino in corso dal 1974 hanno fornito elementi significativi per la conoscenza dell’assetto urbanistico del parco archeologico, che si presenta basato su un piano programmatico di tipo regolare, con vie rettilinee parallele tra loro e con incroci ad angolo retto. Gli scavi hanno messo in luce un tratto di Flaminia interna all’abitato e porzioni di strade lastricate in pietra del Furlo, in particolare il cosiddetto decumano minore, su cui affacciano botteghe, otto basi di statue di bronzo e un edificio termale di notevoli dimensioni. Sono emerse inoltre due domus: quella di Europa, con pregevoli mosaici, e quella degli animali esotici. Di recente l’interpretazione di foto aeree e prospezioni geofisiche ha portato alla scoperta dell’anfiteatro, di 70x100 metri circa e conservato in buone condizioni, e all’identificazione dell’area del Foro. La piazza principale era pavimentata con lastre rettangolari di pietra del Furlo, circondata da portici e dominata a nord da tre templi appaiati. A est del Forum sorgeva l'Augusteo, un tempio dinastico pavimentato con lastre di marmo da cui proviene la bellissima statua di bronzo dorato di Vittoria, ora conservata in Germania nel museo di Kassel. Per la promozione e valorizzazione continua di questo luogo, molti cittadini ne hanno promosso la raccolta firme al nono censimento de “I Luoghi del cuore”.

 

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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