Porto di Ancona: inizia la demolizione di 34 silos alla darsena Marche
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ANCONA 11.3.2019 - Trasformazione, parola chiave per il porto di Ancona. Un percorso di cambiamento legato al cambiamento del mercato come per il settore dei cereali, che ha visto una forte e irreversibile riduzione dei traffici nello scalo.

Una riflessione di mercato che ha contribuito, è stato spiegato in una conferenza stampa nella sede dell’Adsp, assieme all’indispensabilità di una profonda e onerosa manutenzione straordinaria dei manufatti, alla mancata richiesta del rinnovo di concessione demaniale di Silos Granari Sicilia e di Sai, a quanto previsto dalla pianificazione urbanistica, alla decisione di recuperare l’area per altre attività portuali, con relativo abbattimento dei 46 silos complessivi che si trovano alla darsena Marche, 34 del concessionario Silos Granari della Sicilia srl (alti 28 metri) e 12 di Sai srl (alti 44 metri).

Venerdì si è chiusa, in sede di Conferenza dei servizi, la procedura amministrativa per l’intervento di demolizione che sarà realizzato a carico di Silos Granari della Sicilia attraverso un’azienda specializzata. Oggi, dentro l’impianto, inizia la fase propedeutica all’abbattimento dei silos edificati sull’area in concessione.

Il piano cerealicolo nazionale del ministero delle Politiche agricole e forestali del 2016 prevede la necessità di razionalizzare i flussi logistici, di dismettere i centri più obsoleti, per ragioni logistiche, ambientali e igieniche, e di ammodernare le strutture di ricezione del prodotto e dei sistemi di stoccaggio.

L’analisi dei dati, tra il 2010 e il 2017, della portualità adriatica ha evidenziato la sempre maggiore concentrazione del traffico negli scali di Ravenna (1,9 milioni di tonnellate nel 2017) e Bari (1,6 milioni di tonnellate nel 2017) in quanto scali in prossimità delle grandi aziende di trasformazione. Il porto di Ancona, invece, ha movimentato 217 mila tonnellate, con un continuo trend negativo. Dal 1 gennaio 2018 ad oggi sono state movimentate soltanto circa 20 mila tonnellate.

Sui silos, costruiti negli anni ’60, sarebbe stato necessario prevedere interventi di manutenzione straordinaria che, una valutazione effettuata da una qualificata società, ha stimato essere di circa 7 milioni di euro. Una cifra difficile da ammortizzare sulla base dei flussi di traffico che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, sempre in costante e progressiva diminuzione.

La demolizione dei silos si configura come azione coerente alle previsioni dello strumento urbanistico comunale vigente. La redazione del futuro Piano regolatore portuale, che la legge prevede come competenza dell’Autorità di sistema portuale, sarà naturalmente effettuata con l’intesa dell’Amministrazione comunale e inquadrerà le future previsioni ad uso portuale dell’area all’interno di una più ampia strategia di sviluppo dello scalo dorico.

È stata valutata l’esigenza complessiva dello scalo di disporre di spazi adeguati e dimensionati per sviluppare le tipologie di traffici emergenti o in espansione. Una necessità che troverà una risposta nel prossimo Piano regolatore portuale, che sarà definito dopo la stesura del Piano regolatore di sistema portuale di cui, a breve, sarà affidato l’incarico al gruppo di professionisti che lo redigerà.

Questa trasformazione libererà una banchina complessiva di circa 350 metri, con un retro banchina di 33 mila metri quadrati, che insieme all’area ex Bunge, sulla quale si procede per l’acquisizione, di ben 49 mila metri quadrati, creerà uno spazio complessivo di 82 mila metri quadrati, una vera grande opportunità per lo sviluppo delle attività portuali e per la creazione di nuova occupazione. Grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali, le 13 persone occupate negli impianti sono al centro dell’attenzione per una ricollocazione. Mercoledì si svolgerà un’ulteriore riunione del tavolo sul “Protocollo per la tutela del lavoro nel porto di Ancona”.

L’azienda apre oggi il cantiere per le operazioni propedeutiche alla demolizione dei 34 silos edificati sulla propria concessione. L’intervento sarà effettuato per la maggior parte con abbattimento meccanico controllato e con tecnologie innovative con microcariche esplosive, realizzato da imprese specializzate e in giornate programmate. A breve sarà definito, dall’azienda demolitrice, e reso pubblico, il cronoprogramma dei lavori, che dovrebbero concludersi entro metà giugno. Altrimenti, l’intervento sarà sospeso durante la massima stagione di traffico dei traghetti per poi riprendere a settembre.

 

 

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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