CNA Ascoli: nel Piceno cresce la meccanica anche come numero di occupati
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ASCOLI 8.4.2019 - Più 0,3 per cento nel primo trimestre del 2019. L’avvio dell’anno conferma un trend positivo (più 0,4 per cento nel 2018) per le imprese del Piceno per quanto riguarda il saldo fra le imprese che hanno aperto i battenti e quelle che hanno chiuso.

Valutiamo con interesse - è il commento di Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli - sia il dato positivo complessivo che quello di alcuni comparti che da sempre danno un’indicazione generale sullo stato di salute dell’intera economia del territorio, ovvero la meccanica e l’edilizia. E sono entrambi comparti in crescita. Ma la sfida per il 2019 sarà ora più che mai concentrata su due fronti: primo, la tenuta nel tempo delle neoimprese iscritte in Camera di commercio; secondo la ricaduta che questo dato positivo avrà sull’occupazione. E perché ciò avvenga è fondamentale rinforzare le politiche di sostegno all’innovazione che, al momento, sono le uniche in grado di garantire alle aziende, soprattutto a quelle più giovani, durata nel tempo e possibilità di ampliare l’organico aziendale con nuove assunzioni”.

Trend di aziende in leggera ma finalmente costante crescita, dunque, e settori strategici che danno segni di vitalità. Così come indicano i dati che il Centro studi della Cna regionale delle Marche ha elaborato per la Cna Picena a consuntivo del 2018. Ovvero, fra tutti, più 0,9 per cento di imprese attive nel settore della manifattura e più 0,7 per cento per quanto riguarda il comparto delle costruzioni.

Per la Cna provinciale il dato della meccanica e della manifattura in generale merita la massima attenzione. In 10 anni, infatti, le imprese del settore sono diminuite di oltre il 10 per cento, ma analizzando il dato del 2018 e quello previsionale del 2019, si può ipotizzare, oltre a una leggera ripresa del numero delle imprese - soprattutto una crescita - stimata nel 5,2 per cento, dell’occupazione proprio in questo comparto.

Come evidenziano i dati del nostro Centro studi - prosegue Balloni - potenziamento aziendale e innovazione restano la chiave per il futuro. Non a caso le imprese della meccanica e della manifattura che hanno resistito agli impatti devastanti della crisi e, a seguire del terremoto, hanno incrementato mediamente il loro organico da 7 a 10 dipendenti per ogni azienda. Un dato, questo fortemente impattante su tutto il capitolo occupazione del nostro territorio”.

Nel 2018 la provincia di Ascoli Piceno ha registrato una crescita di 88 imprese attive (+0,4%) rispetto all’anno precedente, una crescita in controtendenza con il dato regionale e di tutte le altre province. La crescita di imprese attive della provincia non si concentra in uno o pochi settori ma ne riguarda la grande maggioranza, comprese le manifatture e le costruzioni, oltre ai servizi alle imprese e alle persone. Perdite marginali hanno riguardato l’agricoltura (-31unità, lo 0,8% in meno), il commercio (-49 unità, -1,0%) e i trasporti (-13 unità; -2,3%).

Tra le manifatture, la crescita delle imprese attive si concentra nei settori della moda (tessile abbigliamento pelli e calzature: +18 unità pari a +3,6%) e nella trasformazione alimentare (alimentari e bevande: +6 unità pari a +3,6%).

Considerato nel suo assieme, il settore meccanica mantiene inalterato tra 2017 e 2018 il numero delle imprese attive della provincia (572 imprese). Rispetto alla regione e alle altre province, quella di Ascoli Piceno è l’unica che non perde imprese attive nella meccanica. Nella provincia l’incidenza della meccanica sul totale delle imprese attive manifatturiere (pari al 26,2% al 2018) è superiore a quella media regionale (24,2%). Nel corso del 2018 le imprese attive sono cresciute di numero tra le produzioni di beni in metallo diversi dalle macchine e tra le produzioni di computer e prodotti di elettronica. La crescita di imprese in tali settori ha compensato la diminuzione di imprese attive nella fabbricazione di macchinari e apparecchiature e di altri mezzi di trasporto.

La composizione per settori della meccanica ascolana mostra una struttura della meccanica al 2018 differente da quella complessiva regionale per la maggiore incidenza della fabbricazione di macchinari e apparecchiature rispetto al dato regionale (19,1% contro 16%) e per la minore incidenza del settore altri mezzi di trasporto, che comprende le produzioni nautiche (3,1% contro il 7% regionale).

In un’ottica di lungo periodo, considerando i dati di fine 2009 e di fine 2018, si vede come la meccanica della provincia abbia subìto mutamenti di rilievo:

- le imprese attive della meccanica sono diminuite di 89 unità (-13,5%);

- tra le produzioni di beni in metallo diversi dai macchinari (codice 25) la perdita di imprese riguarda in misura limitata le principali attività (strutture metalliche e parti) e, anzi, per le produzioni di infissi e componenti per arredamento esterno si registra una crescita del numero di imprese attive;

- una perdita notevole di imprese (in termini relativi) riguarda anche la fabbricazione di altri mezzi di trasporto e, in particolare, la costruzione di navi e imbarcazioni;

- la perdita più accentuata di imprese attive si è registrata per la fabbricazione di macchinari e apparecchiature (-44 unità pari a -28,8%);

- perde imprese anche l’automotive della provincia: fabbricazione di autoveicoli, rimorchi perde 3 unità su 18 (il 16,7% delle imprese).

Sulla base dei dati Inail relativi alle imprese (ditte) della meccanica (549 al 2013 e 496 al 2018, in quasi -10%, un dato allineato al calo delle ditte di tutto il manifatturiero provinciale) è possibile delineare le dinamiche occupazionali del settore:

- l’occupazione (lavoratori) cresce del 16,6% nel raggruppamento della meccanica mentre cresce del 5,2% nel complesso delle manifatture;

- la dimensione media delle imprese del settore cresce da 7,4 lavoratori per ditta nel 2013 a 9,6 nel 2017; la dimensione media delle imprese cresce anche per il complesso delle manifatture ma solo da 5,5 lavoratori per ditta a 6,4 nello stesso periodo; dunque il processo di strutturazione del settore è assai più deciso e la dimensione media del settore accresce la sua distanza da quella media delle manifatture;

- la crescita delle dimensioni medie è particolarmente forte per alcune attività, in particolare per quelle riconducibili all’automotive (Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi: da 27,8 lavoratori per ditta a 37,6).

 

 

 

Enrico Medici - www.laprovinciamarche.it

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