Marche criminali, la mappa del malaffare

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Le infiltrazioni mafiose, città per città, nelle cinque province marchigiane  

 

ANCONA 11.2.2020 - Dalla relazione relativa ai mesi da gennaio a giugno 2019 della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) risulta che nelle Marche si sono registrate presenze di affiliati ad organizzazioni mafiose.

In particolare soggetti vicini a clan di ‘ndrangheta, in particolare ai crotonesi Grande Aracri. Nel tempo, sono state inoltre rilevate presenze criminali calabresi in varie province. In particolare, a San Benedetto del Tronto, sono stai registrati alcuni soggetti riconducibili alla ‘ndrangheta del catanzarese.

Nella provincia di Macerata, così come nell’area di Fermo, soggetti riconducibili a cosche del crotonese, mentre nella provincia di Pesaro Urbino soggetti vicini alle cosche reggine.

Sono stati rilevati anche soggetti collegate a sodalizi pugliesi, soprattutto foggiani, impegnati in un “pendolarismo criminale” finalizzato alla commissione di reati predatori, con tecniche operative particolarmente aggressive, ricorrendo, cioè, all’uso di armi da guerra e di esplosivi, come nei casi degli assalti ai portavalori e delle rapine agli sportelli bancomat.

Un settore di interesse per le mafie, al pari di quanto avviene nelle altre regioni, potrebbe essere quello relativo alla gestione del ciclo dei rifiuti, allo stato interessato da fenomeni di criminalità locale.

Allo stesso modo appare esposto il settore degli appalti pubblici, soprattutto quelli connessi all’esecuzione delle attività di ricostruzione dei centri abitati colpiti dal sisma del 2016. Per quanto concerne le mafie straniere, relativamente allo spaccio di sostanze stupefacenti, la gestione delle piazze di spaccio viene svolta soprattutto da gruppi di origine africana.

In particolare, nella zona di Fermo operano marocchini mentre in provincia di Macerata risultano attivi gruppi di tunisini e nigeriani, ma anche pakistani e albanesi. Ma ecco, nel dettaglio, la situazione nelle province marchigiane.

PROVINCIA DI ANCONA Nel territorio di Ancona particolare importanza assumono le attività portuali. Le investigazioni, nel tempo, hanno rilevato che il porto di Ancona è un punto di approdo per i carichi di stupefacenti provenienti dalle rotte turche e albanesi, ma anche per il contrabbando di tabacchi lavorati esteri. Nel corso del semestre si sono registrati alcuni segnali di presenza delle cosche calabresi           collegate alla ‘ndrina Grande Aracri, accusate di estorsione e usura, aggravate dal metodo mafioso. Altre attività criminali, non connesse a           contesti mafiosi, sono emerse relativamente     agli stupefacenti, a rifiuti ed ai finanziamenti pubblici.

PROVINCIA DI ASCOLI PICENO La principale attività illecita che interessa il territorio piceno è il traffico di sostanze stupefacenti. In passato, si era già evidenziato come la droga approvvigionata per rifornire le locali piazze di spaccio provenisse soprattutto dall’Albania, ma anche dalla provincia partenopea, in qualche caso con la complicità di gruppi di camorra. Passando ad altri ambiti criminali, pur non direttamente collegati a sodalizi mafiosi, sono emersi reati in relazione alla ricostruzione post terremoto che sta interessando le province di Ascoli Piceno e Fermo.

PROVINCE DI FERMO E MACERATA Anche nelle province di Fermo e Macerata particolare rilievo assume il fenomeno del commercio degli stupefacenti. Non sono mancati, poi, casi di sfruttamento della prostituzione, che hanno coinvolto anche minorenni di origine africana. Con riferimento al settore degli appalti pubblici è stata rilevata una situazione di turbativa della libertà degli incanti nell’ambito dell’affidamento di alcuni lavori pubblici nel Comune di Macerata.

PROVINCIA DI PESARO-URBINO Nella provincia di Pesaro-Urbino si sono rilevate sporadiche presenze di soggetti collegati alle cosche calabresi, campane e pugliesi, dediti per lo più a reimpiegare denaro o, con specifico riferimento ai pugliesi, alla commissione di reati predatori. Questi tentativi di inserimento avrebbero interessato, nel tempo, immobili e attività turistiche e ricettive.

Per quanto riguarda la criminalità di matrice pugliese, gli esiti dell’inchiesta “Piedi di Corvo”, conclusa nel mese di aprile, hanno evidenziato l’operatività di un’articolazione vicina al clan barese Stramaglia, attiva negli assalti ai bancomat con uso di esplosivo. In particolare, come già emerso in precedenti indagini, il gruppo partiva dalla Puglia verso il territorio di Pesaro e subito dopo la realizzazione dei colpi rientrava nella propria regione.

 

 

 

 

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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