Marche, crisi di liquidità e rischio usura per le imprese

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ANCONA 16.6.2020 - Mancherà la liquidità per far fronte alle spese aziendali. E’ questo il problema più grave che assilla le piccole imprese marchigiane, che, se non si interverrà rapidamente, saranno a rischio usura. Secondo l’elaborazione del Centro Studi Cna Marche dei dati Istat, il 56,1 per cento delle aziende del nostro sistema produttivo (contro il 51,5 per cento dell’Italia) teme di non poter far fronte alle spese correnti nei prossimi dei mesi. Inoltre il 35,4 per cento teme una riduzione della domanda e il 39,9 per cento ritiene che ci sono seri rischi per la sostenibilità dell’attività.

Occorre tenere molto alta la soglia dell’attenzione nei prossimi mesi, perché il problema della mancanza di liquidità per gli artigiani e per le piccole imprese - afferma il segretario Cna Marche Otello Gregorini - può diventare molto serio. Il tempo è fondamentale. I prestiti garantiti dallo Stato devono arrivare rapidamente, con procedure snelle ed automatiche. Occorre semplificare le procedure e gli istituti di credito devono comprendere che siamo in una situazione di emergenza e i finanziamenti alle imprese devono diventare prioritari. Inoltre vanno coinvolti e finanziati i Confidi che rappresentano da sempre un canale importante per il credito alle imprese e un baluardo contro il rischio usura. Tramite i Confidi, le imprese possono accedere al Fondo Nazionale Antiusura ed evitare di cadere nelle mani degli strozzini e della criminalità organizzata”.

Le imprese marchigiane primeggiano nell’utilizzo della Cassa integrazione, a cui ha fatto ricorso il 72,2 per cento delle imprese contro il 63,1 per cento della media nazionale. La diffusione dello smart working riguarda nelle Marche solo il 19% delle imprese contro il 21,3% in Italia.

Tra le principali opzioni adottate per far fronte alla crisi, la riorganizzazione di spazi e processi (23,1% delle imprese nelle Marche, percentuale allineata a quella dell’Italia) e la modifica o l’ampliamento dei metodi di fornitura dei prodotti/servizi (15,0% nelle Marche e solo 13,6% in Italia). La riduzione sostanziale del numero dei dipendenti è per le Marche meno diffusa (8,3% delle imprese) come opzione rispetto al dato generale del Paese (11,8%).

La produzione di nuovi beni, offerta di nuovi servizi o introduzione di nuovi processi produttivi connessi con l’emergenza sanitaria (ad es. produzione di mascherine, respiratori etc.) - sostiene Giovanni Dini Direttore del Centro Studi Cna Marche - riguarda una quota (7,0%) delle imprese maggiore rispetto al dato nazionale (5,3%) a segnalare una maggiore capacità delle nostre imprese di riposizionarsi su segmenti di domanda che presumibilmente avranno ulteriore impulso per effetto della pandemia e della necessità di fronteggiarla per un lungo periodo.”

(Silvio Silvestri – www.laprovinciamarche.it)

 

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