Dipendente pubblico festeggia il Capodanno a Mosca con i benefici della legge “104”, ora rischia fino a 5 anni di carcere oltre a una multa
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ASCOLI 17.11.2020 - Dipendente di un’importante azienda pubblica del piceno, aveva pensato bene di concedersi un Capodanno del tutto particolare a Mosca. Nell’ambito di uno dei consueti controlli in materia di spesa pubblica, nel qual caso rivolto alla verifica della legittimità alla fruizione, da parte dei dipendenti pubblici, di permessi retribuiti per l’assistenza a familiari con disabilità, di cui alla legge n. 104 del 1992, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno ha individuato un 58enne di San Benedetto che aveva fatto ricorso al suddetto beneficio non per assistere familiari colpiti da invalidità - come motivato nelle proprie istanze in relazione alle condizioni della madre 96enne - bensì per concedersi delle vere e proprie “ferie aggiuntive”, anche nel periodo delle festività di fine anno, fruite peraltro all’estero.

Un Capodanno a Mosca non è un evento che capita con frequenza, circostanza, questa, che ha indotto il soggetto a documentare il proprio soggiorno sui profili social; una mossa rivelatasi alquanto temeraria, non essendo sfuggita, infatti, alle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ascoli Piceno.

Gli approfondimenti, esperiti anche attraverso la consultazione delle risultanze elaborate dall’Ufficio Frontiera Aerea della Polizia di Stato di Fiumicino (RM) e di una nota compagnia aerea della Federazione Russa, comparate alla documentazione acquisita presso l’azienda di riferimento relativa alle assenze dal servizio, hanno rilevato in capo al dipendente diversi transiti con destinazione Mosca, per soggiorni riferiti, tra gli altri, al periodo di fine anno 2019, risultati “coperti” dalla fruizione dei permessi “a retribuzione piena”, previsti dalla “legge 104”, per complessive 9 giornate.

Un comportamento che, non solo, come riconosciuto dalla Corte di Cassazione “…è espressione di un illegittimo malcostume, conseguenza di una mal riposta fiducia nella lealtà del dipendente…", ma, soprattutto, integra anche gli estremi della “Truffa ai danni dello Stato o di altro ente pubblico” disciplinata dall’art. 640 del Codice penale, per la quale il dipendente pubblico, denunciato alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno - che ha già emesso e notificato l’avviso di chiusura indagini -, rischia ora la reclusione da uno a cinque anni e la multa da 309 a 1.548 euro, oltre all’addebito del connesso danno erariale, già segnalato alla Corte dei Conti.

(Silvio Silvestri – www.laprovinciamarche.it)

 

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