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Sanità, previsti 40 milioni per Salesi e nuovi macchinari Stampa E-mail

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Vaccini, Lorenzin: "Nessuna correlazione fra vaccini e autismo" Stampa E-mail

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a seguito della notizia dell'esclusione da parte della Procura di Trani del legame tra l'autismo e vaccino pediatrico trivalente anti morbillo, parotite e rosolia (Mpr) riferisce che è felice di sapere che la "la procura di Trani abbia preso atto di ciò che la comunità scientifica internazionale ripete da anni, e cioè che non c'è nessuna correlazione fra vaccini e autismo" ed aggiunge  "in ogni caso è opportuno che sia sempre la scienza ad avere la prima ed ultima parola".

Elena Pompei - laprovinciamarche.it

1 giugno 2016 -  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
Sanità, accordo tra San Marino e Marche Stampa E-mail


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Guerra ai tempi di attesa, progetto sperimentale agli Ospedali Riuniti di Ancona Stampa E-mail

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Dal 2 maggio tutte le grandi macchine diagnostiche lavoreranno 12 ore al giorno per 6 giorni

 

 

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Sanità marchigiana sotto inchiesta, nove indagati eccellenti Stampa E-mail

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Potenziate le attività di prelievo e trapianto di organi e tessuti Stampa E-mail

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Medici e manager dalla Cina nelle Marche per studiare il modello sanitario italiano Stampa E-mail

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Vaccini in gravidanza proteggono neonati da gravi malattie Stampa E-mail
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Listeriosi umana, 23 i casi registrati nelle Marche fino a oggi Stampa E-mail
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Parcheggi ospedalieri attrezzati per la sosta camper dei familiari di ricoverati gravi Stampa E-mail

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Consiglio Europa: "aborto ancora troppo difficile per le donne italiane" Stampa E-mail

 

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Cresce il numero degli obesi nelle Marche Stampa E-mail

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Stanziati oltre 420mila euro per i danni da vaccini e trasfusioni Stampa E-mail

vaccinoStanziati dalla Regione anche 150 mila euro per rimborsi per parrucche per pazienti trattati con chemioterapia  

 

 

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Marche tra le regioni più colpite dall'influenza Stampa E-mail

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Ticket sanitari "personalizzati", la mappa delle disparità tra le regioni Stampa E-mail

25 febbraio 2016 - Secondo il Rapporto 2015 dell'Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità i ticket sanitari  in Italia hanno notevoli differenze tra le varie regioni. Tante, infatti, denuncia Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), le difformità regionali: considerando ad esempio 16 prestazioni, i ticket più bassi nel pubblico si registrano prevalentemente nel Nord Est (per 10 su 16 prestazioni), quelli più elevati nel Sud (per la metà delle prestazioni).

Inoltre, il livello di compartecipazione dei cittadini ai ticket fra 2013 e 2014 è diminuito solo nella Provincia autonoma di Trento (-5,6%), in Sicilia (-2,2%), Piemonte (-2%) e Liguria (0,8%). In Valle d'Aosta si registra invece un +11,9%. L'importo del ticket varia poi di regione in regione sia sulla farmaceutica sia sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali: nel 2014, però, si è registrato un +4,5% dei ticket sui farmaci e un -2,2% sulla specialistica. Conti alla mano, rileva il Tdm, ogni anno i cittadini a testa pagano in media oltre 50 euro come quota di compartecipazione in tutte le Regioni del Nord e del Centro - ad eccezione di Piemonte, Marche e PA Trento - con punte vicino ai 60 euro in Veneto e Valle D'Aosta, e in media 42 euro al Sud.

Riguardo le esenzioni la situazione è ancor più ingarbugliata: in alcune Regioni sono esenti tutti i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità o con contratto di solidarietà (come Lombardia, Emilia Romagna e Toscana); in altre Regioni sono esenti dalla partecipazione al costo i figli a carico dal terzo in poi (PA Trento); in altre ancora sono esenti gli infortunati sul lavoro per il periodo dell'infortunio o affetti da malattie professionali (come Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata), i danneggiati da vaccinazione obbligatoria, trasfusioni, somministrazione di emoderivati, le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e familiari, i residenti in zone terremotate. Quanto alla farmaceutica, nelle regioni settentrionali il ticket sui farmaci va da un minimo di 2 ad un massimo di 4 euro. Emilia Romagna, Toscana ed Umbria sono le uniche tre regioni che prevedono ticket sulla farmaceutica diversi a seconda delle fasce di reddito, da 0 per le fasce più basse ad 8 euro per le fasce più alte.

Il servizio sanitario infatti, come è noto, è gestito dalle regioni. E ognuna ha “personalizzato” il sistema. Sono tre, infatti, Tickequelle regioni che hanno rinunciato al ticket di 10 euro sulla specialistica: la Valle D’Aosta, le due province autonome di Trento e Bolzano e la Sardegna (quest’ultima sta pensando a un aumento simbolico di 1 euro per tutti). Le altre hanno recepito i nuovi ticket con modalità diverse: 
- Liguria, Lazio, Basilicata, Calabria hanno semplicemente proceduto con un’introduzione secca e senza modulazioni del ticket di 10 euro a ricetta;
-  Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise hanno deciso di introdurlo ma con eventuali rimodulazioni;
- Sicilia, con già un ticket di 2 euro a ricetta, lo ha aumentato di 8 euro per arrivare a 10;
- Lombardia e Piemonte definiscono il ticket in base al tipo di esame e al valore della prestazione (per le ricette fino a 5 euro non c’è aumento e si sale fino a un massimo di 30 euro per gli esami più complicati);
Marche, Emilia Romagna, Toscana, Umbria hanno modulato il ticket in base al reddito: fino a 36.152 euro esenzione totale;  fra 36.153 euro e 70.000 euro, ticket di 5 euro ; fra 70.001 e 100.000 euro, ticket di 10 euro;  oltre i 100.000 euro, ticket di 15 euro;
- Abruzzo e Veneto applicano il criterio reddituale ma con una soglia unica (il Veneto un ticket di 10 euro per redditi superiori a 29mila euro e di 5 euro per redditi inferiori e l'Abruzzo un ticket solo per redditi superiori a 36.151 euro annui) 

Ci troviamo di fronte a 20 sistemi diversi in cui ai costi elevati per accedere alle prestazioni pubbliche si aggiungono interminabili liste di attesa. E così aumentano le persone che preferiscono rivolgersi alle strutture private dove ci saranno costi un pochino maggiori, ma tempi decisamente più celeri.

Elena Pompei - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Sulla partecipazioni dei cittadini alla spesa per la sanità è anarchia tra le regioni italiane. Ognuna interpreta a suo modo la manovra di luglio che introduce un ticket di 10 euro sulle visite specialistiche e le analisi e 25 euro sui “codici bianchi” al pronto soccorso (cioè quelli che non richiedono nessuna urgenza). Col risultato che a pochi chilometri di distanza un cittadino-paziente può ricevere trattamenti del tutto diversi.

Il Movimento Consumatori ha condotto un’indagine su come è stata applicata la nuova norma sul territorio nazionale. Il servizio sanitario infatti, come è noto, è gestito dalle regioni. E ognuna ha “personalizzato” il sistema. Così si può arrivare a situazioni limite in cui “una persona che si reca al pronto soccorso e dichiara di avere un dolore a livello gastrico, se sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma, consulto chirurgico ed ecografia, senza che si evidenzi nulla di serio, può pagare anche 130,15 euro“.

Lo sostiene Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori. Considerando ticket già esistenti e quelli appena introdotti il conto è presto fatto: 30 euro per il cardiologo cui si aggiungono10 euro di ticket nazionale, 19 euro per la visita chirurgica più altri10 di ticket e 36,15 euro per l’ecografia. Se alla fine di tutti i controlli i medici non riscontrano nulla, il paziente “ipocondriaco” può essere classificato come codice bianco e deve pagare altri 25 euro. Totale130,15, appunto.

Ticket a macchia di leopardo

Ma la realtà può essere molto diversa tra una regione e l’altra. Sono tre quelle che hanno rinunciato al ticket di 10 euro sulla specialistica: la Valle D’Aosta, le due province autonome di Trento e Bolzano e la Sardegna (quest’ultima sta pensando a un aumento simbolico di 1 euro per tutti).

Le altre hanno recepito i nuovi ticket con modalità diverse:

•  alcune hanno semplicemente proceduto con un’introduzione secca e senza modulazioni del ticket di 10 euro a ricetta: sonoLiguriaLazioBasilicataCalabria.

•  altre hanno deciso di introdurlo ma con eventuali rimodulazioni: sono Friuli Venezia GiuliaCampaniaMolise;

•  la Sicilia, che aveva già un ticket di 2 euro a ricetta, lo haaumentato di 8 euro per arrivare a 10;

•  due regioni – Lombardia Piemonte – definiscono il ticket in base al tipo di esame e al valore della prestazione: per le ricette fino a 5 euro non c’è aumento e si sale fino a un massimo di 30 euro per gli esami più complicati;

•  un blocco di regioni invece (Emilia RomagnaToscanaUmbria,Marche) ha modulato il ticket in base al reddito:
– fino a 36.152 euro esenzione totale,
– fra 36.153 euro e 70.000 euro, ticket di euro,
– fra 70.001 e 100.000 euro, ticket di 10 euro,
– oltre i 100.000 euro, ticket di 15 euro;

•  applicano il criterio reddituale ma con una soglia unica il Veneto(ticket di 10 euro per redditi superiori a 29mila euro e di 5 euro per redditi inferiori) e l’Abruzzo (ticket solo per redditi superiori a 36.151 euro annui).

“Ci troviamo di fronte a 20 sistemi diversi“, continua  Miracapillo. “I costi elevati per accedere alle prestazioni pubbliche si aggiungono a interminabili liste di attesa. Le persone preferiscono, quindi, rivolgersi alle strutture private per la loro celerità”.

 
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