Dolci di Pasqua, sono 561 le imprese artigiane marchigiane coinvolte Stampa
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ANCONA 30.3.2018 - Duecentotrenta milioni di euro di cui più di 5 milioni nelle Marche. A tanto ammonta il mercato delle uova di cioccolato pasquali, secondo una indagine condotta dal Centro studi CNA in collaborazione con CNA Agroalimentare tra gli iscritti alla Confederazione. Un mercato da maneggiare con cura, quindi, non solo per la fragilità delle uova.

L’indagine stima che a Pasqua 2018 si consumeranno oltre 15 milioni di uova, vendute ai consumatori mediamente a 15 euro l’una e tra i 38 e i 40 euro al chilo. Quasi 400 mila saranno le uova pasquali sulle tavole dei marchigiani. Un terzo delle uova pasquali è di produzione artigianale. Al vertice delle preferenze i prodotti “from bean to bar” (letteralmente: dalla fava di cacao alla barretta), vale a dire i cioccolatieri che controllano l’intera filiera.

“I consumatori” afferma il responsabile regionale Unione Agroalimentare Cna Marche Gabriele Di Ferdinando “puntano in maniera crescente, oltre che sulla qualità del prodotto, sulla personalizzazione: per gusto, per “sorpresa” inserita all’interno dell’uovo, per packaging. Le confezioni stanno diventando sempre più raffinate sia sul piano estetico (colori, grafica, lettering) sia sul piano funzionale: materiali, sistemi di apertura e di chiusura. Conseguenza, principalmente, della modifica del mercato: l’uovo, da prodotto per bambini, si è ormai trasformato in dolce per tutta la famiglia. In crescita l’acquisto di uova artigianali, con la sorpresa personalizzata”.

Gli appassionati marchigiani di uova e di cioccolato in genere possono trovare nella nostra regione 561 imprese che producono e vendono queste golosità (pasticceri, cioccolatieri, gelatai e produttori del cioccolato), di cui 160 nella provincia di Pesaro-Urbino, 122 a Macerata, 138 ad Ancona, 100 ad Ascoli Piceno e 41 a Fermo. La stragrande maggioranza, pari a 511, sono gelaterie e pasticcerie che producono artigianalmente le uova di cioccolato.

Tutte le aziende marchigiane lavorano con una materia prima di qualità che proviene da Costa d’Avorio (che copre quasi il 50 per cento del fabbisogno), Ghana (con il 15%), Indonesia, Camerun, Brasile e in piccole quantità dai Caraibi (soprattutto cacao aromatici).

Pasqua è il periodo in cui in Italia si vende più cioccolato. Nelle Marche il consumo è ormai vicino ai cinque chili pro capite, in media con il consumo nazionale di 4,8 chili a testa. In costante crescita, ma ancora lontano dalla primatista Svizzera e dalla Germania dove la media pro capite sfiora invece i dieci chili. Il prodotto preferito dai consumatori è la tavoletta o barretta: circa 90 milioni di pezzi complessivamente venduti ogni anno. Accanto alle declinazioni classiche nel nostro Paese, e non solo, si stanno affermando varianti salutiste: senza glutine, vegane, biologiche.

Simbolo della resurrezione di Gesù Cristo per i cristiani, l’uovo naturale o decorato, quale emblema della continua rinascita del ciclo della vita e della primavera, fu comune alle civiltà di tutto il mondo antico: dalla Polinesia alle Americhe, dalla Russia all’Egitto.

Nelle famiglie reali e nell’alta nobiltà fin dal Medio Evo presero piede le uova artificiali in materiali preziosi, una tradizione che sarà esaltata a fine Ottocento dall’orafo degli zar, Peter Carl Fabergé. Nel frattempo, alla corte di Luigi XIV, il Re Sole, pare che all’inizio del Settecento avesse introdotto le uova di cioccolato il parigino David Chaillou, primo “chocolatier” francese. Tra Francia e Germania il prodotto cominciò a diffondersi un secolo dopo. E nel 1875 lanciò la produzione in serie il britannico John Cadbury, fondatore del gruppo dolciario omonimo. Ma solo nel Novecento si è sviluppato comunemente l’uso dell’uovo di cioccolato, spesso arricchito al suo interno da un dono simbolico o più o meno ricco, la “sorpresa”, la vera attrattiva per i bambini.

 

Silvio Silvestri - www.laprovinciamarche.it

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