Progetto per l'inserimento lavorativo dei detenuti Stampa

carcereANCONA 10.11.2011 - Il progetto è stato illustato nel corso del convegno sullo stato di attuazione nelle Marche della legge sul sistema carcerario

Migliorare le condizioni di vita all’interno delle carceri e favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti. Vanno in questa direzione le iniziative regionali per il 2011 a vantaggio di adulti e minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, illustrate questa mattina, ad Ancona, nel corso del convegno sullo stato di attuazione della legge sul sistema carcerario nelle Marche.

“Inclusione lavorativa, inclusione sociale dei detenuti, attività culturali e attività trattamentali e di prevenzione della recidiva: i finanziamenti regionali, pari a 800mila euro, raddoppiati rispetto allo scorso anno – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Luca Marconi – sono destinati a questi quattro obiettivi.  Ciò che intendiamo realizzare in particolare, in fase dapprima sperimentale ed in prospettiva definitiva, è un percorso di inclusione socio-lavorativa, così che, attraverso un reimpiego formativo e lavorativo che recuperi la dignità personale dei detenuti nonché le loro competenze ed abilità professionali, si possano perseguire anche gli interessi generali della collettività, quali la maggiore sicurezza sociale, la riduzione del rischio di recidiva penale e la progressiva eliminazione di ogni forma di discriminazione nel mercato del lavoro”.

Per quanto riguarda l’inclusione lavorativa, è stato presentato un progetto specifico, elaborato dall’apposito gruppo di lavoro interistituzionale del Comitato regionale di coordinamento del settore penitenziario. Il progetto prevede la realizzazione di 15 percorsi formativi retribuiti in azienda a favore di altrettanti detenuti, coordinati da specialisti di una organizzazione esterna accreditata di supporto; l’organizzazione dovrà occuparsi di tutto il percorso (colloqui, bilancio delle competenze, orientamento, ricerca delle aziende, tutor, supervisione) nonché della gestione contabile ed amministrativa. Il percorso formativo semestrale in azienda è propedeutico all’inserimento lavorativo a tempo determinato o indeterminato da parte dell’azienda, che a tale scopo viene incentivata economicamente in misura proporzionale all’esito. Il progetto avrà la durata massima di 30 mesi.

“Altra priorità – ha continuato Marconi – è l’inserimento in seno alla società una volta terminato il periodo detentivo. In questo caso, gli interventi sono a cura degli Ambiti Territoriali Sociali, anche al fine di coinvolgere le comunità locali e il più ampio numero di soggetti del territorio. Si tratta di servizi erogati fuori dal carcere, rivolti ad ex detenuti e a detenuti in esecuzione penale esterna o prossimi alle dimissioni. Sono ammissibili sussidi economici di sostentamento e interventi di natura abitativa o di accoglienza temporanea presso strutture residenziali o semiresidenziali”.

Con le attività trattamentali culturali si intende invece valorizzare le esperienze di teatro e di diffusione dei servizi bibliotecari in carcere (prestiti librari, letture di gruppo, letture tematiche) in collaborazione con le biblioteche comunali. “Si tratta – ha detto Marconi - di attività culturali di provata valenza rieducativa e socializzante per i detenuti, già sperimentate in alcuni istituti penitenziari nelle Marche”.

Il progetto teatrale prevede il coinvolgimento di almeno due istituti e la possibilità di esportare il modello laboratoriale negli altri istituti delle Marche, o almeno la possibilità di rappresentare l’esito finale del laboratorio in modo itinerante in altri istituti.

Il progetto di promozione e di fruizione delle biblioteche interne agli istituti penitenziari è finalizzato alla creazione di un sistema bibliotecario e di mediateca penitenziario regionale che possa anche interagire con altre forme di trattamento quali il teatro, il cinema, la musica, gli audiolibri, l’informazione; dovrebbe promuovere inoltre un maggiore coinvolgimento della cittadinanza e delle associazioni del territorio e, quindi, una maggiore integrazione tra il carcere e la comunità.