Un palloncino biologico per proteggere gli organi sani dalla radioterapia Stampa

san__salvatore_2PESARO 21.10.2011 - Lo utilizza, unico nelle Marche l'unità operativa di Radioterapia degli Ospedali Riuniti Marche Nord per il tumoro alla prostata

E’ un semplice palloncino biologico, dal diametro di pochi centimetri, che l’organismo riassorbe spontaneamente dopo 4 mesi e viene utilizzato nella pratica clinica per proteggere gli organi sani dalla radioterapia. In particolare l’unità operativa di Radioterapia degli Ospedali Riuniti Marche Nord lo ha utilizzato per il tumore della prostata che risulta essere in provincia, insieme al polmone, mammella e intestino tra gli organi più colpiti da neoplasie. “Ogni anno sono circa 140 – 150 i casi diagnosticati sul territorio – spiega Gianluca Moroni, direttore facente funzioni dell’unità pesarese –. Una parte di questi pazienti viene sottoposta a interventi chirurgici, l’altra a radioterapia ad intento curativo. Proprio a questi pazienti è destinato il nuovo strumento. In sintesi il palloncino viene inserito tra retto e prostata consentendo alle radiazioni di colpire il tumore in modo più selettivo, senza intaccare gli organi vicini, riducendo la tossicità del 90%. Sull’argomento si è cimentato a livello internazionale uno dei più grandi radioterapisti del mondo, il Prof. Zelewsky del Memorial S.Kettering di New York. In Italia la tecnica è utilizzata a Padova ed Asti”.

Un metodo nuovo, usato solo dalla Radioterapia di Marche Nord in tutta la Regione, che punta a ridurre la tossicità dei trattamenti in modo significativo, evitando di danneggiare i tessuti sani vicini agli organi interessati dalla neoplasia. Un trattamento che richiede uno sforzo finanziario da parte dell’Azienda “e dei parte dei cittadini – incalza Moroni - che vorranno sostenere con delle donazioni gli sviluppi dei servizi radioterapici. Uno sforzo che rappresenta una reale opportunità per migliorare la qualità della vita del paziente e una ottimizzazione delle cure in questa patologia per l’intera collettività. Nei tumori della prostata possiamo erogare ottime cure,senza tecnologie speciali e senza viaggi giornalieri fuori regione per i pazienti. Con questo strumento faremmo un ulteriore passo in avanti”. Moroni continua: “Più i trattamenti sono mirati al tumore, più si riducono gli effetti collaterali; proprio tutelando al massimo gli organi sani ed evitando che questi siano coinvolti nei trattamenti radioterapici, è possibile evitare l’insorgere di complicazioni che non farebbero altro che peggiorare il quadro clinico complessivo del paziente già affetto da tumore alla prostata”. Nel caso specifico, il palloncino biologico fa da schermo al retto ed impedisce che venga bersagliato evitando ulcere ed emorragie “che costringerebbero il paziente – chiarisce Moroni - a ripetuti ricoveri con notevole peggioramento della qualità di vita e con sensibile aumento dei costi per la comunità”. Nello specifico l’inserimento del palloncino biologico è un intervento non doloroso, analogo alla biopsia alla prostata. I primi impianti sono stati effettuati “alcune settimane fa su tre pazienti reclutati, che sono stati dimessi senza nessun problema – chiude il direttore facente funzioni -. Nella prima valutazione del piano di cura, i risultati teorici sulla efficienza della protezione degli organi sani sono eccezionali e confermano le buone premesse delle esperienze internazionali. Il nostro obiettivo è condurre nei prossimi mesi uno studio pilota sull’argomento con la collaborazione multidisciplinare degli urologi e dei fisici di Marche Nord. Stiamo inoltre organizzando una raccolta fondi per il potenziamento delle cure radioterapiche in modo che questa tecnica come altre cure radioterapiche siano prontamente disponibili ai cittadini della nostra provincia”.

Silverio Pomili - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.