Stop agli ampliamenti di case e fabbriche: slitta a fine settembre l'approvazione del Piano casa regionale Stampa

case_in_costruzioneNon si placano le proteste delle piccole imprese edili delle Marche per il ritardo della Regione nell'approvazione del Piano casa regionale che consentirebbe di ampliare case e fabbriche dal 20 al 35% favorendo lavoro ed occupazione. L'assessore regionale spiega le cause del ritardo, ricorda i vantaggi e rimanda tutto a fine settembre.

In un periodo tra i più terribili per l'economia regionale messa in ginocchio dalla crisi generale una boccata di ossigeno verrebbe senz'altro dall'approvazione del nuovo Piano casa regionale.

 

Un Piano che, recependo la legge varata dal Governo, consentirebbe l'ampliamento di case e strutture produttive (fabbriche, laboratori, uffici) e conseguentemente offrirebbe alle medie e piccole imprese edili marchigiane ed a tutte quelle del settore di un'ottima opportunità di lavoro. Invece da oltre un mese il Piano casa è fermo in Regione ed ancora non è stato approvato.

 

Così le famiglie non possono ampliare le case e le imprese del settore edile restano al palo. E, preannunciando licenziamenti e chiusure protestano contro la Regione che, attraverso l'assessore regionale al Lavoro ed Attività Produttive, Fabio Badiali cerca di spiegare i motivi di tale ritardo preannunciando l'approvazione entro settembre e ricordando la bontà del Piano casa regionale.

 

"La Giunta regionale - spiega Badiali condividendo le sollecitazioni pervenuta dagli Edili di Confartigianato - ha deliberato il testo, trasmesso poi in Consiglio, un mese fa. Ora è necessario che il Consiglio regionale approvi subito il documento alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, per rendere operativi gli importanti interventi previsti.

Il Piano casa della Regione Marche, infatti, favorisce il rilancio del settore edilizio e rappresenta un'opportunità economica di straordinaria importanza, anche per le piccole imprese dell'artigianato, per superare le difficoltà che il comparto sta vivendo a seguito della crisi internazionale.

Una particolare attenzione è stata riservata proprio alle attività produttive, anche artigianali: gli interventi di ampliamento del 20%, come quelli di demolizione e ricostruzione con incrementi del 35%, infatti, sono stati estesi anche all'edilizia non residenziale, proprio per allargare le opportunità e moltiplicare gli effetti anticrisi e di tutela del lavoro, a vantaggio soprattutto delle micro e piccole imprese.

In altri termini, i lavori di ristrutturazione si potranno compiere anche su edifici produttivi, ampliando di molto le opportunità di lavoro per le piccole imprese edili. Sono poche le Regioni ad aver compiuto tale scelta, che rafforza il volano di sviluppo dell'edilizia.

Sta ora al Consiglio darne una sollecita approvazione entro settembre, confermando l'orientamento già espresso dai capigruppo. Le scelte operate favoriscono la rapida apertura dei cantieri, dai quali può venire un deciso sostegno alle manovre anti-crisi già attivate dalla Regione".

 

6 agosto 2009

SILVIO SILVESTRI - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.