Spiagge deserte. Ma negli stabilimenti balneari si lavora per ripartire, le testimonianze degli operatori Stampa
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ANCONA 17.4.2020 - Spiagge deserte. Stabilimenti balneari vuoti. Lo scorso anno in questi giorni di aprile inoltrato, già i primi amanti della tintarella cominciano a frequentare gli arenili marchigiani. Quest'anno si spera di riaprire nel mese di giugno, tra lettini e ombrelloni. Con le precauzioni sanitarie prescritte per evitare il rischio contagio da Covid 19.  Ma ripartire. Lo chiedono a gran voce i titolari degli stabilimenti balneari marchigiani. Sono 873 con 3.147 addetti.  La crisi sta provocando un crollo verticale del fatturato del turismo e gli operatori balneari sono in prima linea. Secondo le stime elaborate dalla Cna Marche, i ricavi del turismo subiranno una contrazione del 75 per cento nel 2020. Alla stagione balneare mancheranno i turisti stranieri. Si punterà molto sui marchigiani e sugli italiani, che sceglieranno di fare le vacanze sulle nostre spiagge.

Una notizia attesa è arrivata ieri. Un decreto della Regione Marche, consente, previa comunicazione al Prefetto, di procedere alle installazioni ed agli allestimenti stagionali necessari per l'apertura degli stabilimenti balneari, oltre che di piccoli chioschi già autorizzati, senza l'esecuzione di modifiche o nuove opere. Inoltre sono consentiti i ripascimenti stagionali e la sistemazione delle spiagge con mezzi meccanici. I lavori dovranno essere svolti all'interno della concessione demaniale marittima, senza interferire con spazi pubblici. Inoltre l'area di cantiere dovrà essere segnalata e recintata per impedire l'accesso ad estranei.

Sabina Cardinali, portavoce nazionale di Cna Balneatori, è titolare dei bagni Tino, a Pesaro.  Aspettava questo decreto per poter cominciare i lavori “perché - afferma - per essere pronti ad aprire ci servono almeno un mese o un mese e mezzo. Speriamo di cominciare a lavorare ai primi di giugno. Intanto verniceremo le cabine, livelleremo la spiaggia e prepareremo le procedure per la sicurezza dei bagnanti e la sanificazione delle strutture. Ho una certezza, purtroppo. Che rispetto agli scorsi anni, mi aumenteranno i costi e caleranno i ricavi, perché potrò mettere meno ombrelloni e la gente avrà meno soldi da spendere. Ma io intendo aprire comunque, non appena sarà possibile. Per la voglia di reagire a questa situazione e per offrire un messaggio positivo. Dobbiamo ripartire e non arrenderci al virus”.

Maria Teresa Silenzi è titolare dei bagni Cavalluccio Marino di Porto San Giorgio"Voglio aspettare qualche giorno - ci dice - per valutare quali lavori consente di fare il decreto della Regione e per capire la valutazione del Prefetto. Per sistemare lo stabilimento ci servirà un mese e mezzo. Dovremo sanificare, dotarci di protezioni individuali. Dovremo investire risorse e assumere personale. Prima di decidere come comportarmi aspetto certezze sulle date di riapertura, o almeno su un preciso lasso temporale. Se si potrà riaprire entro luglio ci può stare, altrimenti il gioco non vale la candela, perché sarebbero più le spese dei guadagni. Dobbiamo considerare che a luglio e agosto le fabbriche lavoreranno ed avremo clienti soprattutto nei fine settimana. Diciamo otto o dieci giorni buoni. Già è tanto se riusciremo a non andare in rosso. Bisogna anche capire bene quali prescrizioni dovremo rispettare tra sanificazione e distanziamento sociale.  Ho visto fare anche l'ipotesi di ridicole gabbie in plexigas. Insomma, non nascondo che se dovessi trovarmi ad affrontare costi troppo elevati per mettere a norma il mio stabilimento, con assunzioni di nuovo personale, potrei anche decidere, con grande dispiacere, di saltare la stagione.”

Francesco Clementi gestisce i Bagni 41 di Senigallia. Sono 115 ombrelloni in tutto, che quest'anno subiranno un inevitabile "taglio" per rispettare le prescrizioni del Governo. “Anche se - precisa - i miei ombrelloni sono già sufficientemente distanziati di quasi 4 metri l'uno dall'altro. Io ho già cominciato oggi a fare i lavori per preparare la spiaggia e insieme a me lo stanno facendo anche altri colleghi. Ora aspetto di capire come predisporre gli ombrelloni e quali altre misure da mettere in atto. Mi chiedo anche, come si gestirà la movida alla sera? Sarà tutto nuovo. Comunque io aprirò appena ci verrà consentito. La mia è una clientela prettamente locale, fatta di ragazzi di Senigallia tra i 18 e i 40 anni, di media. Li ho già contattati e cercherò di accontentarli, ampliando l'orario di apertura dello stabilimento, prevedendo prenotazioni di turni tramite whats app, facendo il servizio bar in spiaggia e non al bancone del bar. Però non ho dubbi. Voglio aprire perché qualcuno ci deve credere."

Ugo Grossetti gestisce a Grottammare lo stabilimento balneare Eden e l'omonimo hotel, di fronte alla spiaggia. “Noi, - dichiara - abbiamo iniziato i lavori per farci trovare pronti quando potremo finalmente partire con lettini e ombrelloni. La stessa scelta l'hanno fatta altri colleghi. Abbiamo di fronte a noi quaranta giorni di lavori e poi dovremo rispettare le regole che ci verranno imposte. Ma non ci arrendiamo. Dobbiamo reagire o finisce tutto. Proprio questa mattina ho ricevuto una disdetta importante, da parte di un gruppo di sessanta turisti austriaci che avevano prenotato a dicembre per il mese di giugno. Hanno aspettato ma hanno deciso di rinunciare quando è stato comunicato loro che avrebbero dovuto fare una quarantena di 14 giorni una volta arrivati in Italia. Sono clienti abituali, che erano venuti anche negli anni scorsi. Amici, ai quali restituirò anche la caparra. Purtroppo le disdette stanno fioccando non solo al mio albergo ma anche a quelli dei colleghi degli alberghi e stabilimenti vicini al mio. Ma andiamo avanti. Ce la faremo. Con la passione ed il lavoro ce la faremo”.

Mara Petrelli è la titolare del Lido Cristallo a Civitanova Marche. Uno stabilimento balneare da 50 - 60 ombrelloni, destinati a ridursi per rispettare il distanziamento sociale “anche se noi lo spazio lo abbiamo per gestire i clienti in sicurezza. Ho già inviato la comunicazione al Prefetto per iniziare i lavori di sistemazione di spiaggia e chalet, ma io avevo già aperto il locale il primo marzo per poi richiudere subito, perdendo la Pasqua e poi anche 25 aprile e 1 maggio. Le incognite sono molte. Dobbiamo capire esattamente quando si potrà riaprire e con quali limitazioni. Per ora non ho avuto richieste o prenotazioni. Aspetto per capire cosa fare perché le spese fisse corrono e non so se gli incassi di una stagione ormai ridotta, riusciranno a coprirle tutte. Mi aspetto un calo del fatturato del 70/80 per cento. E poi le spese per la sanificazione, senza contare il rischio penale se un cliente o un dipendente si ammala di Covid 19. Mia figlia ed io viviamo con lo stabilimento. Per ora sto dando fondo ai risparmi ma spero che le istituzioni ci diano una mano sospendendo il pagamento di imposte e tariffe statali e comunali. Speriamo di poter lavorare almeno tra luglio e settembre, ma la gente avrà meno soldi da spendere. Sarà dura ma io sono ottimista e non voglio arrendermi. Ce la faremo”.

(Silvio Silvestri - laprovinciamarche.it)


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