L'inferno degli angeli

bambino-900x450Negli ultimi 12 mesi nelle Marche quasi mille minori sono stati allontanati dalla propria famiglia. Ma, a differenza di quanto avviene nelle altre regioni italiane, nella maggior parte dei casi non si ricorre all’affido familiare ma si preferisce l’inserimento in comunità. Con costi, a carico dei Comune, fino a 120-130 euro al giorno per bambino, per una spesa complessiva di circa 20 milioni di euro


La drammatica vicenda di un bambino di 8 anni di Spinetoli (Ascoli Piceno), prelevato all'improvviso a scuola per ordine del Tribunale dei minori di Ancona e portato in una casa famiglia, ha riportato a galla il problema dell'allontanamento di bambini e adolescenti dal proprio nucleo familiare. Una vicenda, quella accaduta a Spinetoli che ha provocato e sta provocando polemiche e reazioni a non finire. "E' stato prelevato a scuola come fosse stata una persona da mettere in prigione - ha raccontato  la zia materna con la quale il bimbo ha convissuto fin quasi dalla nascita dopo la morte prematura della mamma - senza neanche il tempo di mangiare una merendina ed è stato portato via chissà dove. Un gesto vergognoso doloroso, per noi ma anche e soprattutto per lui".

Al di là delle ragioni e delle motivazioni di quella che è una vicenda comunque complessa, che vede in qualche modo contrapposti gli zii materni del bimbo da un lato e il padre e la nonna dall'altro, il caso di Spinetoli dovrebbe far riflettere profondamente giudici, legislatori e assistenti sociali. Perché per legge i minori  non hanno l'opportunità di prendere determinate decisioni autonomamente. Ci sono gli adulti, che siano i genitori, i tutori o un giudice, a decidere cosa è bene e cosa no per loro, molto spesso senza minimamente preoccuparsi di quello che pensano e che provano. Però, poi, capita spesso che certe decisioni, magari legittime e prese per il "bene" dei minori, alla fine rischiano comunque di provocare traumi insopportabili e insuperabili per i bambini stessi. Come nel caso di questo bambino di 8 anni che già ha avuto la sfortuna di perdere prematuramente la mamma e che ora ha anche dovuto subire il trauma di essere strappato e portato dalla casa e dall'ambiente familiare nel quale e cresciuto e nel quale veniva accudito amorevolmente, per altro con modalità di azione che probabilmente non andrebbe bene neppure per un criminale.

Per questo hanno suscitato perplessità e anche un certo fastidio le dichiarazioni del garante per l'infanzia e per l'adolescenza delle Marche, Andrea Nobili, che si è limitato a sottolineare la necessità "di assicurare il diritto alla riservatezza del bambino coinvolto, evitando forzature e semplificazioni mediatiche che possono determinare ripercussioni pregiudizievoli sul suo benessere". Come se il benessere di quel bambino possa essere pregiudicato dal clamore mediatico della vicenda e non dal trauma del distacco da casa e dal modo in cui è stato portato via…

Eppure proprio dagli uffici dell'Omudsman regionale nei mesi scorsi erano arrivati numeri che dovrebbero far riflettere a fondo. Parliamo dei dati relativi ai bambini allontanati da casa nelle Marche negli ultimi 12 mesi, un dramma che, secondo l'Omudsman, oltre quel bambino di Pagliari hanno dovuto affrontarlo quasi mille bambini, per l'esattezza 986, ben 142 in più rispetto all'anno precedente. Il dato più alto si registra in provincia di Ancona con 389 casi seguita da Pesaro-Urbino (186), Macerata (185) Ascoli Piceno (131) e Fermo (95).

Purtroppo, però, l'aumento così clamorosi di casi simili non stupisce e non è certo casuale. Infatti  fino ad un po’ di anni fa per togliere un figlio ai genitori c'era bisogno di fatti e situazioni particolarmente gravi (violenze e abusi fisici e psicologici), ora invece le nuove norme lasciano un ampio, probabilmente eccessivo, spazio d'intervento, anche in situazioni magari difficili ma non estreme. Addirittura la legge prevede l'allontanamento del minore dal proprio nucleo familiare anche in caso di gravi problemi economici.

Una sorta di accanimento sadico (e per certi versi perverso) nei confronti di chi (una famiglia in difficoltà) andrebbe aiutato e non certo privato anche dei propri affetti più cari (i figli). Certo, le norme, gli assistenti sociali e, soprattutto i giudici dei tribunali che hanno l'ultima e decisiva parola in queste situazioni, nella loro scelta dovrebbero aver presente il bene del minore, ciò che è  meglio per la sua crescita e per il suo sviluppo il più possibile sereno. Ma siamo proprio sicuri che sia davvero questo il bene del minore? E non c'è il ragionevole dubbio che un evento così drammatico e traumatico non rischi di segnare irrimediabilmente quel minore? "Lei certamente farà quello che è giusto per noi che ci fidiamo e continuiamo a vivere" cantava Roberto Vecchioni nel suo celebre brano "Signor giudice".

Davvero difficile, però, di fronte a certe situazioni continuare a mantenere intatta quella fiducia ironicamente evocata dal cantautore milanese. Anche perché ci sono altri dati che contribuiscono ad alimentare i dubbi e che ripropongono con drammatica attualità quello che già alcuni anni fa era stato definito il "business dell'affidamento dei minori". Infatti il precedente garante regionale, Italo Tanoni, nel presentare i dati sulle misure di accoglienza per i minori allontanati dalla propria famiglia aveva evidenziato come nelle Marche, a differenza di quanto avviene in sede nazionale, è più marcata la propensione ad affidare i bambini a strutture piuttosto che a famiglie con la formula dell'affido temporaneo. Infatti dei 986 minori delle Marche allontanati dalle rispettive famiglie solo 398 sono stati dati in affido familiare mentre ben 565 sono stati affidati a comunità e case famiglie.

E se non è certo difficile comprendere come, in una situazione comunque drammatica come quella che vive un minore allontanato dalla propria famiglia, trovare il calore e l'affetto di un'altra famiglia è cosa ben differente che ritrovarsi in una comunità, è tutt'altro che secondario l'aspetto economico connesso. Se, infatti, le famiglie che ottengono in affidamento temporaneo il minore allontanato dal proprio nucleo familiare ricevono poche centinaia di euro al mese, il costo  del minore che finisce in comunità o casa famiglia cresce vertiginosamente. Infatti ogni bambino affidato procura alla comunità o casa famiglia da un minimo di 26 mila fino ad un massimo di 45 mila euro all'anno, pagati dal Comune di appartenenza del minore. Infatti il costo giornaliero che il Comune sostiene per ogni bambino va da un minimo di 70 euro fino ad un massimo di 110-120 euro.

E se si pensa che solo nell'ultimo anno sono stati ben 565 i minori affidati a comunità o case famiglie e che la spesa per la collettività si aggira tra i 16 e i 25 milioni all'anno, si può ben capire l'entità del business. Certo questo non significa che queste strutture non abbiano una reale importanza e nessuno vuol disconoscere l'operato di chi al loro interno si preoccupa di seguire e aiutare i bambini. Ma la crescita in questi anni di simili strutture e il dato assolutamente contro tendenza delle Marche non può non far riflettere. Lo stesso garante regionale ha posto l'accento su questo problema, auspicando un maggiore ricorso all'affidamento familiare.

Anzi, sempre il garante per la prima volta nelle Marche ha voluto dare il via ad un progetto "Con vivere con la propria famiglia" che si pone l'obiettivo di  riconoscere e rafforzare il diritto di ogni  minore di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia evitando, ove possibile, l'allontanamento. Questo progetto è volto  a realizzare un percorso conoscitivo e metodologico per  stimolare una riflessione, da parte degli operatori dei servizi tutela minori della Regione Marche, sulle proprie prassi operative, sul ruolo che deve essere riconosciuto alla famiglia d'origine dei minori, sulla valutazione degli allontanamenti e la sperimentazione di diversi approcci metodologici relativi alla presa in carico delle situazioni a rischio.

 Con la speranza di non dover più raccontare episodi di cronaca così drammatici come quello del bambino di 8 anni di Spinetoli…

Francesco Di Silvestre -  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
 
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