Incubo terremoto
terremoto_2Il Centro Risorse Sismologiche lancia l'allarme per un fortissimo terremoto in Italia ed un rapporto segreto della Protezione Civile ipotizza uno scenario apocalittico nelle Marche, con migliaia di morti e feriti. Le province più a rischio
 Il forte terremoto (5.2) che ha colpito il nord Italia e, soprattutto, le dichiarazioni del il direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, Marco Mucciarelli, hanno fatto riesplodere l’incubo terremoto in tutto il paese. In particolare Mucciarelli nel suo blog ha sottolineato la veridicità di quanto dichiarato dal Capo Dipartimento della Protezione Civile che ha riconosciuto di aspettare un imminente fortissimo terremoto che interesserebbe lo stivale. L'analisi parte con una semplice conta delle scosse definite catastrofiche, cioè con una magnitudo superiore ai 6.3 gradi.
Dal 1100 a oggi se ne sono contati 59, anche se alcuni potrebbero non essere arrivati fino a noi. Prendendo per buono questo dato, significa però che la loro media si aggira su uno ogni 15 anni. E a oggi ne sono passati addirittura 33 dall'ultima violenta scossa registrata: era il 1980 e a tremare fu l'Irpinia. Questo significa che è già passato più del doppio del tempo dell'attuale media e che siamo ormai prossimi al periodo massimo mai intercorso tra scosse di questo tipo, 38 anni tra il sisma dell'Irpinia del 1930 e quello del 1968 del Belice. Non è possibile fare delle stime molto precise o individuare data e luogo, ma bisogna tener conto che un episodio significativo di terremoto è prossimo e Mucciarelli invita a non farsi trovare impreparati.
Ma ad agitare ulteriormente le notti dei marchigiani c’è un documento della Protezione civile che ipotizza uno scenario apolittico nelle Marche in caso di forte sisma. Quasi 1.300 ad Ascoli, 900  Macerata, 800 a Pesaro, oltre 600 ad Ancona. Sono i morti che potrebbe provocare un forte terremoto nelle province marchigiane. E a fare questa allarmante previsione non è qualche profeta di sventura ma un rapporto shock della Protezione civile, fino ad ora rimasto nascosto ed ora venuto alla luce grazie a inchiesta de “L’Espresso” che ha consultato la banca dati del dipartimento della Protezione civile con cui viene pianificata l’emergenza in caso di terremoto. Migliaia di schede, una per ogni Comune, costantemente aggiornate e mai rese pubbliche, nelle quali si prevedono e si valutano gli effetti che potrebbe provocare un forte terremoto in maniera da farsi, poi, trovare pronti per i soccorsi.
A rendere più inquietante il documento riportato da “L’Espresso” ci sono, poi, due situazioni evidenziate nell'inchiesta del settimanale. La prima riguarda il fatto che i dati e i calcoli riportati in ogni scheda dal dipartimento della Protezione civile si basano sull’ipotesi che, nei comuni presi in esame, si  verifichi un terremoto pari al sisma di massima intensità già registrato nei comuni stesso. La seconda è che, per la stessa Protezione civile, il rischio in diverse zone dell'Italia è tutt’altro che ipotetico. Una rete di monitoraggio internazionale, alla quale partecipa anche il dipartimento di Matematica e geoscienze dell'Università di Trieste, dall’inizio del 2012 ha, infatti, lanciato un allarme per quanto riguarda l’Italia centrale e il Meridione (in particolare Calabria e Sicilia). La situazione nelle due macroaree interessate dall’allarme viene valutata ogni due mesi sulla base dell’attività sismica di fondo. A marzo 2013 l’allarme degli scienziati era ancora in corso, il dato è stato poi aggiornato ad inizio maggio ma è stato tenuto segreto e comunicato soltanto alle agenzie governative. Questo, naturalmente, non significa che in quelle aree nei prossimi mesi ci sarà di certo un forte terremoto, semplicemente la situazione è tale che la terribile evenienza non si può certo escludere.
Nel rapporto della Protezione civile riportato da “L’Espresso” si prevedono, per ogni comune, i danni materiali  (numero di crolli, case inagibili, abitazioni danneggiate, percentuale dei crolli sul totale ecc.) e le persone che potrebbero essere coinvolte (morti e feriti). Il calcolo tiene conto di parametri locali come la densità degli abitanti, la vulnerabilità degli edifici in base all'anno e al materiale di costruzione, l'altezza dei palazzi e tutto quanto la Protezione civile aggiorna nel Sige, il sistema informatico di gestione delle emergenze. Ogni scheda offre tre scenari: terremoti di intensità più bassa (maggiore probabilità che si verifichino nell'arco di 50 anni), media e forte (corrispondenti alla massima intensità storica registrata in quel luogo). Nel documento a cui fa riferimento “L’Espresso” è stata prese in considerazione l'intensità massima registrata che ovviamente varia da comune a comune, dipendendo dall'attività sismica della zona circostante.
Gli "Scenari di danno comunali" così ottenuti sono comunque approssimati, basandosi su un calcolo statistico. La qualità delle costruzioni è un'altra variabile decisiva. Per la statistica un condominio in cemento armato costruito nel 2010 dovrebbe avere una buona capacità antisismica. Nella pratica molto dipende dal tipo di suolo, dalla qualità del cemento usato, dall'eventuale sovrapposizione di più onde sismiche durante il terremoto. E soprattutto dalla professionalità di progettisti e costruttori.
APer quanto concerne le Marche la Protezione civile prende in considerazione la situazione di 4 dei 5 capoluoghi di provincia (manca Fermo). Ed i numeri previsti in caso di forte terremoto sono a dir poco allarmanti. La situazione peggiore sarebbe quella di Ascoli con previsioni che parlano di 1.291 persone coinvolte (morti e feriti) e 9.513 senza tetto. Segue Macerata con 898 persone coinvolte e 7.066 senza tetto, Pesaro (800 e 8.751) e Ancona (613 e 7.894). Ma le Marche sono pronte, ovviamente fatti i debiti scongiuri, ad affrntare tutto questo? Secondo i giornalisti de “L’Espresso” assolutamente no. “Abbiamo fatto un giro di telefonate a funzionari pubblici delle questure e delle prefetture - scrivono nella loro inchiesta - e praticamente nessuno, alla parri degli abitanti, è consapevole del rischio”. La conferma arriva indirittamente anche dal capo della Protezione civile Gabrielli. “In questi anni girando per il paese - afferma - ho notaato sempre grande sensibilità sulle risorse da destinare agli esiti di eventi calamitosi, essenzialmente per il risarcimento danni. Mai, però, per una seria politica di messa in sicurezza del paese”.Un mò comune che non può certo rappresentare un “mezzo guadio”, così come non consola certo sapere che in altre realtà del sud i numeri previsti in caso di terremoro sono decisamente più agghiaccianti: Catania 161 mila persone coinvolte, Messina 111 mila o Reggio Calabria 85 mila. . Quelli che riguardano la nostra regione sono comunque numeri importanti che fanno venire i brividi e fanno riflettere su come ancora nel nostro paese (e anche nelle Marche) ci sia tanto da fare per quanto riguarda la prevenzione.
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