CNA e Confartigianato, troppi limiti nel decreto riaperture Stampa
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ANCONA 28.4.2021 - Confartigianato e CNA in rappresentanza delle piccole imprese della somministrazione della provincia di Ancona, esprimono tutta la loro perplessità e delusione in merito alle nuove indicazioni del Governo in merito alle riaperture previste dal recente Decreto governativo.

Alcune delle nostre imprese della somministrazione, secondo quanto previsto, sono nuovamente attive dal 26 aprile, ma - sottolineano le due Associazioni - i criteri e le condizioni imposte per le riaperture appaiono del tutto discriminatori e incomprensibili.”

Amarezza viene manifestata anche per l’assenza di indicazioni per le attività di catering ed eventi in occasione delle cerimonie civili e religiose, con un ulteriore, gravissimo pregiudizio per le imprese. Questo fatto getta nello sconforto l’intera filiera delle attività che operano nel comparto, pronte a ripartire in vista della stagione estiva, in cui si concentra generalmente il numero più alto di cerimonie.

Il provvedimento che prevede la riapertura da lunedì 26 aprile per il consumo al tavolo (esclusivamente in zona gialla), ma solo all’aperto e fino alle ore 22, - secondo CNA e Confartigianato - pone dei limiti oggettivi all’attività, legata anche al rischio meteorologico. Peraltro, il limite delle 22 risulta incomprensibile, dato che è stato ormai accertato che all’aperto l’incidenza del contagio è nettamente inferiore. Inoltre, in tal modo vengono a crearsi delle evidenti disparità all’interno della stessa categoria per un lasso di tempo molto ampio, tant’è che anche dopo il 1° giugno ci troveremo di fronte ad attività tenute a chiudere quattro ore prima delle altre, perché prive di spazio all’esterno.”

Le due Associazioni rilevano, inoltre, che sono rimasti inascoltati i suggerimenti per rafforzare le già severe cautele per la prevenzione del rischio e sottolineano la contraddizione rispetto ad un anno fa, dove le medesime attività di ristorazione poterono riaprire il 16 maggio senza alcuna restrizione di orari, nonostante non vi fossero i vaccini. Dunque, al netto di quella che CNA e Confartigianato ritengono la reale soluzione per uscire dall’emergenza sanitaria, ovvero la vaccinazione di massa, che è necessario estendere al più presto anche alle attività produttive (in particolare per quelle in cui si lavora a contatto con il pubblico), si è di fronte a un provvedimento oltremodo restrittivo. Non si tiene conto nemmeno del presumibile andamento positivo della campagna vaccinale, la quale, sebbene con numeri che devono ancora crescere, dovrebbe contribuire a migliorare la situazione odierna di diffusione del contagio. Le imprese della somministrazione, inoltre, chiedono che la possibilità di esercitare all’aperto debba avere una interpretazione estensiva. Le due Associazioni confidano quindi che il Governo corregga l’attuale orientamento su tutti gli aspetti suddetti nei confronti delle attività di somministrazione, chiuse dall’ottobre dello scorso anno e ormai in profonda crisi, a causa dei cali di fatturato divenuti insostenibili per le chiusure.

(Silvio Silvestri – www.laprovinciamarche.it)

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